PAISS: un ponte di integrazione nelle scuole

Da settembre è attivo un ufficio che si occupa di integrazione. Voluto dal CSA è a disposizione di insegnanti e dirigenti per accogliere gli studenti stranieri

"Una scuola sa accogliere o non accogliere". Questo è lo slogan riportato in apertura del kit di integrazione messo a punto da PAISS.
La presenza di stranieri nella scuola italiana è ormai fisiologica. Da due anni il Miur, Ministero dell’Istruzione, ha deciso di investire professionalità per agevolare l’integrazione. A Varese si è deciso di adibire nell’anno scolastico 2003/2004 9 insegnanti alla realizzazione di un progetto (PAISS: Progetto Accoglienza Integrazione Stranieri a Scuola) su cui il dirigente del CSA (ex provveditore)
Antonio Lupacchino, insieme alla referente per l’intercultura Rossella Dimaggio, ha voluto puntare: «Nella nostra provincia si è scelto di imboccare una via coraggiosa – spiega Tiziana Cozzi, una dei tre responsabili di PAISS – Invece di inviare un insegnante in una scuola specifica, si è voluto avviare un progetto a rete per gettare le basi di un servizio strutturato».
Lo scorso anno i 9 docenti hanno girato tutte le scuole del territorio per fotografare la situazione: capire quanti stranieri frequentano le classi, a quale nazionalità appartengono, quali problemi devono affrontare, quali soluzioni vengono adottate. «Negli incontri che abbiamo avuto – racconta Patrizia Tomassini –  abbiamo inquadrato la situazione. Ora siamo passati alla fase progettuale e da settembre ci siamo costituiti in un ufficio ad hoc che supporta tutte le scuole del territorio».

In provincia di Varese gli studenti sono 88.823 ( dalle materne alle superiori) di cui 5.500 stranieri. Diverse le nazionalità: gli albanesi sono i più numerosi, seguiti dai magrebini, dagli ivoriani e dagli originari del Sud Est asiatico. Cominciano a fare capolino i cinesi e i sudamericani. A Varese città ci sono 15.082 studenti di cui 1081 provenienti dall’estero.

«Da quest’anno sei insegnanti sono "dislocati" in altrettante scuole particolarmente esposte ( 2 a Varese, uno a Gallarate, Busto, Sesto e Lavena Ponte Tresa) – racconta Giovanni Resteghini – mentre gli altri tre fanno parte di questo ufficio PAISS che ha sede nella scuola Pellico di Varese. Noi siamo a disposizione di tutti gli istituti che ci chiedono consigli e suggerimenti su come affrontare la questione integrazione. Dalle materne alle superiori noi formiamo gli insegnanti, segnaliamo libri che spiegano modelli educativi, suggeriamo modi per recuperare fondi in vista di iniziative mirate».

PAISS e Comune di Varese, per esempio, hanno avviato un progetto corposo che coinvolge tutti i plessi cittadini, mentre a Saronno c’è un’intesa con l’amministrazione per l’utilizzo di una "facilitatrice": «Attualmente i fondi a disposizione sono limitati – commenta Tiziana Cozzi – i problemi sono tanti e molto è affidato alla buona volontà degli insegnanti e dei dirigenti. Noi abbiamo riscontrato una buona disponibilità da parte dei docenti a farsi carico di queste problematiche che richiedono approcci specifici».
«Bisogna distinguere la conoscenza dell’italiano per comunicare – precisa Patrizia Tomasini – dalla conoscenza necessaria per capire i testi scolastici e apprendere. Questa differenza è molto netta e spesso riguarda anche gli studenti italiani. Per acquisire gli strumenti necessari ad apprendere a scuola ci vogliono dai 5 ai 7 anni».

I telefoni dei tre responsabili di PAISS non tacciono un momento: «Siamo un’àncora per le scuole del territorio – afferma Giovanni Resteghini – Si rivolgono per questioni spicce e per problemi grossi. A volte basta un suggerimento al telefono, a volte occorre un incontro o un corso di formazione. Piano piano stiamo creando la rete, anche per permettere la condivisione di soluzioni vincenti raggiunte da alcune realtà scolastiche».

Attualmente il grosso dell’impegno si concentra in materne ed elementari, ma cresce sempre più il numero degli stranieri alle superiori: «L’incremento è fisiologico perchè fino ai 18anni c’è possibilità del ricongiungimento famigliare – ricorda Patrizia Tomassini – In questa fascia scolare il discorso non è ancora organico per cui si incontrano alcune opposizioni. Ma il fenomeno è in crescita e non si può fermare. È un approccio di tipo culturale. Ecco perchè, tra i tanti laboratori che proponiamo, ce n’è anche uno per scuole materne ed elementari incentrato sull’accoglienza del diverso e sulla consapevolezza dell’esistenza di differenti culture e lingue».

PAISS è un ponte di comunicazione per non lasciare le scuole abbandonate a sé stesse. Chi volesse entrare in contatto con i tre responsabili può scrivere una e-mail all’indirizzo : gruppopaiss@tiscali.it

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Pubblicato il 03 Dicembre 2004
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