Paolo Vidoz: “I cani del ring”
La biografia del peso massimo italiano, medaglia di bronzo a Sidney 2000
Gli appassionati di sport se lo ricorderanno, perché Paolo Vidoz non è un tipo che si dimentica facilmente. Peso massimo, bronzo alle Olimpiadi di Sidney, professionista con il sogno americano in testa. Tornato in Italia dopo un’avventura Oltreoceano, iniziata tra i lustrini e finita in palestre sudice e riunioni di secondo piano, Vidoz è riapparso sui ring europei e si è distinto per tanti motivi. Dal combattere con la bandiera della pace cucita sui pantaloni, alla barba foltissima con cui ultimamente si presenta sul ring, fino al fatto di essere “manager di se stesso”, altra decisione che lo differenzia da tutti gli altri.
Tutto questo lo si ritrova ne “I cani del ring”, volume scritto a quattro mani con il giornalista della "Gazzetta dello Sport" Ivan Malfatto. Un libro che scorre rapido e che racchiude le idee, i pensieri, i sentimenti, le amarezze di un boxeur fuori dai canoni tradizionali. Non mancano i sorrisi e le imprecazioni in rigoroso dialetto friulano: Vidoz è nato a Gorizia e, dopo la scomparsa della locale squadra di basket di serie A, rappresenta “la gloria sportiva cittadina”, tanto che i supporter lo seguono in trasferta, sui pullman.
Centrate alla grande l’apertura e la chiusura del libro. “I cani del ring” inizia con la lettera scritta a mano dalla mamma di Paolo, Rita, e indirizzata ad un quotidiano friulano dopo il bronzo di Sidney. «Comincio subito con la totale condanna di questo “sport” come il più brutale, violento, inutile, diseducativo di tutte le discipline che partecipano alle Olimpiadi», un incipit che mostra subito qual è stato il primo, duro avversario in carriera per Vidoz, la diffidenza della madre. Il volume si chiude invece con una serie di aforismi scritti dallo stesso pugile («Se mi fossi allenato quanto mia madre ha lavorato, sarei già campione del mondo») e dall’elenco delle medaglie conquistate dalla boxe italiana ai giochi olimpici.
Libro interessante, certo, ma anche con qualche piccola mancanza. Alcuni episodi della vita di Vidoz (ad esempio le Olimpiadi ’96) sarebbero stati da sviluppare maggiormente, perché in certi passaggi restano inevase le curiosità del lettore. Un appunto da tenere presente, nel caso "Paolone" decidesse di riprendere la penna tra le dita: considerando che il peso massimo ha da poco ripreso a pieno ritmo la sua carriera e conoscendo la sua singolarità, non è escluso che tra pochi anni ci possa riprovare.
Paolo Vidoz (scritto da Ivan Malfatto)
Ed. Biblioteca dell’immagine
Pordenone (settembre 2004)
150 pp.
€ 12.00
"I Cani del ring"
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