Una libera circolazione senza dumping salariale

Il Consiglio nazionale ha approvato i bilaterali bis per i nuovi 10 paesi Ue

Dopo il Consiglio degli Stati, anche la Camera del popolo ha accettato il protocollo addizionale all’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea (Ue), in vigore dal 2002.

Firmato il 26 ottobre scorso a Bruxelles, questo protocollo prevede un’apertura graduale del mercato del lavoro svizzero ai cittadini dei 10 nuovi paesi membri dell’Ue.

 
Dossier legati
 
Concludendo l’esame di questo dossier, il Consiglio nazionale ha deciso di vincolare la sorte del protocollo addizionale a quella del rafforzamento delle misure d’accompagnamento destinate ad evitare un dumping salariale.

In tal modo, il Consiglio nazionale intende evitare che uno dei due testi possa entrare in vigore senza l’altro.

I deputati hanno quindi approvato, con una sola votazione, sia il protocollo addizionale che le misure di accompagnamento: 129 i voti favorevoli, 34 quelli contrari e 9 le astensioni.

Su questa decisione di legare i due oggetti dovrà ancora pronunciarsi la Camera dei cantoni.

 
Opposizione UDC
 
Durante l’intero dibattito, l’Unione democratica di centro (UDC) ha inutilmente combattuto sia il protocollo aggiuntivo sulla libera circolazione che le misure d’accompagnamento, intese a proteggere i lavoratori dagli abusi.

Sulle misure d’accompagnamento, la maggioranza della Camera ha globalmente seguito la linea tracciata dal Consiglio federale e dal Consiglio degli Stati, come pure dai partner sociali.

Il Nazionale non ha voluto respingere o annacquare il dossier, caro ai sindacati. Le organizzazioni dei lavoratori avevano minacciato un referendum in caso di mancata adozione di nuove norme antidumping da parte del Parlamento.

 
Estensione dei CCL
 
In quest’ottica, i contratti collettivi di lavoro (CCL) potranno essere estesi più facilmente in caso di livellamento salariale «abusivo e ripetuto».

La Camera del popolo ha ammesso che non sarà più necessario che una minima proporzione di impiegati sia legata a un CCL per poter renderlo obbligatorio per tutto un settore.

Per contro, il quorum legato al numero di lavoratori occupati sarà aumentato dal 30 per cento al 50 per cento, affinché la quota sia sufficientemente rappresentativa di un settore.

 
Sì agli ispettori
 
Con 124 voti contro 47, il Nazionale ha inoltre deciso che i cantoni dovranno assumere ispettori per controllare il mercato del lavoro.

I costi saranno a carico della Confederazione nella proporzione del 50 per cento. Il Nazionale si è così allineato agli Stati su uno dei punti principali delle misure di accompagnamento.

In linea di principio ci dovrebbe essere almeno un ispettore per cantone. I piccoli cantoni – ha spiegato il ministro dell’economia Joseph Deiss – potranno unirsi.

L’idea è di prevedere circa un ispettore ogni 25’000 posti di lavoro. Ciò significa 150 ispettori in tutto.

Una minoranza guidata da Hans Kaufmann (UDC/ZH) si è opposta all’introduzione degli ispettori e al controllo statale. Kaufmann ha detto che per compiere questo lavoro sono appositamente state istituite le commissioni tripartite, nelle quali sono rappresentati i partner sociali e le autorità.

Gli ispettori – gli ha fatto notare Meinrado Robbiani (PPD/TI) – sono d’importanza cruciale per il rafforzamento delle misure d’accompagnamento. Se vi si rinuncia, si compromette l’appoggio alle misure, negoziate tra i partner sociali.

 
Referendum annunciato
 
Sabato scorso, i Democratici svizzeri (DS) avevano già annunciato la loro decisione di combattere con un referendum l’estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi membri dell’Ue.

La Lega dei ticinesi e l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) hanno assicurato il loro appoggio, nonché una quindicina di organizzazioni «anti-Ue». Saranno i DS a dirigere il comitato referendario.

Da notare che un rifiuto da parte del popolo di questo protocollo addizionale rischierebbe di compromettere l’intero pacchetto di accordi bilaterali già in vigore tra Svizzera e Ue.

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Pubblicato il 14 Dicembre 2004
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