Da Jakarta a Busto, lettere sulla tragedia
I ragazzi dell'Itc Tosi hanno ricevuto messaggi dai coetanei dei paesi colpiti dallo tsunami, conosciuti direttamente durante il forum mondiale delle scuole
Oggi, mercoledì 26 gennaio, è passato un mese esatto dal maremoto che ha causato grandi catastrofi sulle coste del sud est asiatico. Ma, se i media sembrano aver già dimenticato, l’impatto di questa tragedia si fa sentire ancora molto tra la gente, soprattutto su quelle persone che hanno capito il vero significato del termine "globalizzazione".
È il caso degli studenti dell’ITC "Tosi" di Busto Arsizio. Questa scuola, infatti, ha sempre spinto i propri alunni a vivere come cittadini cosmopoliti, promuovendo l’interscambio culturale con altri istituti di tutto il mondo. I ragazzi hanno quindi capito che per globalizzazione non si intende solo condivisione dei vantaggi, ma anche delle difficoltà. Così, alla notizia dello tsunami, in molti si sono chiesti quali fossero le sorti dei ragazzi delle scuole asiatiche che hanno potuto conoscere, e come avrebbero potuto aiutarli.
«Ogni anno – ci ha raccontato il dirigente scolastico Benedetto Di Rienzo, i ragazzi partecipano ad un forum mondiale delle scuole, durante il quale hanno modo di conoscersi direttamente». «L’ultimo anno – prosegue Di Rienzo – i ragazzi delle quinte sono stati ai forum di Germania e Inghilterra, mentre quest’anno andranno in Giappone».
Ma a dare loro notizie sono state proprio le scuole di quelle zone, attraverso lettere ed email che hanno relativamente rassicurato insegnanti e studenti. «Le prime lettere sono arrivate il 28-29 dicembre da alcune scuole indiane, che ci hanno raccontato di non aver avuto danni. Poi sono arrivate altre lettere da zone più vicine ai punti colpiti».
È questo il caso della lettera di Augustinus Sigit Widisana, un insegnante di Jakarta, che ha raccontato come la sua scuola ha vissuto la tragedia. «Come avete saputo da giornali, radio, televisione o internet, noi (indonesiani, ndr) abbiamo avuto una catastrofe causata dallo Tsunami nella piccola città di Aceh, ad ovest di Sumatra. Si pensa che circa cinque milioni di persone siano rimaste senza casa, cibo o acqua pulita (…) La catastrofe dello Tsunami è una tragedia nazionale. Per gli indonesiani è una parte della nostra vita (…) Ora dobbiamo ricostruire una comunità, non solo degli edifici. In questa catastrofe le donne e i bambini hanno sofferto maggiormente. Aceh ha perso anche un’intera generazione: molti bambini non hanno più i genitori».
A fondo della lettera Augustinus ha chiesto un aiuto anche alla scuola bustocca, fornendo un contatto diretto con un servizio di assistenza di Aceh. «I ragazzi si sono già attivati – ha rassicurato il dirigente scolastico – e sta partendo una raccolta di solidarietà».
Per sapere qualcosa in più su questa storia di "globalizzazione reale" potete visitare questa pagina del sito dell’ITC, dove sono stati messi a disposizione i testi originali delle lettere.
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