Nasce FLC: il sindacato per scuola, università e ricerca

La responsabile provinciale di CGIL Scuola, Marinella Magnoni, parla della nuova struttura e chiarisce la posizione del gruppo sulla riforma

E’ stata presentata, mercoledì 26 gennaio, la nuova struttura di CGIL, FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Questo nuovo sindacato unirà gradualmente il Sindacato Scuola al Sindacato Nazionale Università e Ricerca, diventando una struttura in grado di tutelare tutti gli operatori dell’educazione.

«Tutti noi diciamo che un paese regredisce se non si investe in ricerca», ha dichiarato la responsabile provinciale di CGIL Scuola Marinella Magnoni, «ma spesso queste rimangono buone intenzioni; noi abbiamo fatto un atto di concretezza, unendo in un’unica organizzazione tutto il filone della ricerca».

Anche se il sindacato non è formalmente del tutto attivo, in realtà è necessario sistemare solo alcune problematiche amministrative di secondaria importanza, con un processo di formazione che culminerà nel prossimo congresso nazionale di CGIL.


«La parte politica e ideologica, la più importante, è già stata strutturata», prosegue Magnoni, «e abbiamo già un programma con dei punti fissi, come il riconoscimento del valore e dell’autonomia della ricerca e la necessità che il futuro governo (qualunque esso sia) investa di più». Alle scorse elezioni delle RSU universitarie, infatti, il gruppo si era già presentato proprio con questo nuovo nome.

Il sindacato, quindi, è decisamente attivo e vitale, e non può quindi mancare una posizione già marcata su uno degli argomenti più scottanti per la scuola in questi giorni: la riforma Moratti e, in particolare, la recente pubblicazione della bozza di legge per le scuole superiori. «La posizione di FLC ribadisce quella di CGIL», ha affermato con decisione Magnoni, «la riforma è un’indecenza. La bozza ha reso palese la volontà di creare due canali, la cultura alta e bassa, anzi, forse dovremmo parlare più di apprendistato che di cultura. Ma sono anche altre le cose poco chiare, come il ruolo del tutor nelle scuole superiori e soprattutto la regionalizzazione del canale professionale».

E non finisce qui il quadro negativo che, secondo la responsabile del sindacato, si sta delineando con la riforma Moratti: «Si decurteranno, infatti, anche i posti per docenti che, nel caso del canale professionale, saranno gestiti dalla Regione, con non pochi problemi». La conclusione di Magnoni, quindi, non può che essere lapidaria: «ribadiamo  un’opposizione nettissima nei confronti di questa riforma, e chiediamo che la legge 53 venga abolita».

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Pubblicato il 28 Gennaio 2005
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