Pensieri e parole su due ruote

Sbancomat

Milano di nebbia e sirene, cantieri e lambrette, infiniti binari di tram galleggianti nelle periferie. 27 febbraio 1958, rapina di via Osoppo, sembra un racconto di Scerbanenco invece è realtà. Ugo Ciappina, il capo, Luciano De Maria, l’autista. Bottino: 600 milioni, senza sparare un colpo. Quarantasette anni dopo ecco De Maria scrittore, “Vita di un bandito. Da via Osoppo alla nuova criminalità”. Ricordi di come si rubava allora, con un codice preciso, niente sangue e solidarietà con le famiglie di chi finiva in via Filangieri, si sfidava la “pula” per il gusto di farlo. Non c’era la droga, che rovina i cervelli. Lui, De Maria, il cervello, a 74 anni, ce l’ha lucidissimo: “Continuo a pensare che chi fonda una banca sia più criminale di chi la deruba”. Ovazione.

Anatomia comparata

Siamo alla cultura di castellanza, quasi di rione. Ci si va a piedi, ad ascoltare storie a fumetti, a bere uno spumantino contornati da quadri e fotografie, a sfogliare un libro seduti (!) parlandone con il libraio che stavolta sa. Succede da poco a Varese, dalle parti di via Garibaldi a Biumo come sotto la finestra gotica, o in via Cavallotti, in pieno centro storico. Farfalle di sapere, variopinte e felici, piene di fantasia, sorrisi, appuntamenti, passaparola quasi carbonaro. Passioni private per pubblica curiosità, negozianti un po’ più lontani dalla cassa e un po’ più vicini ai sentimenti, pubblico trasversale cui un aforisma di Flaiano diverte più dell’opa di telecom su tim. Si scopre che in città sono nati esperti di migrazioni di popoli a livello europeo, disegnatori di punta di Walt Disney, fotografi di stile americano, direttori di importanti giornali, storici con decine di pubblicazioni alle spalle, pubblicitari di punta, stampatori d’arte di eccellente mestiere. Di questo piccolo popolo non v’è traccia alcuna negli esoterici palinsesti dell’assessorato alla Cultura, né l’assessore si preoccupa di conoscerlo, compiendo i quattro passi necessari per arrivare da via Sacco in vicolo Perabò o in via Garibaldi e, come si suol dire, “cacciar dentro la testa”. Come se un chirurgo operasse senza aver studiato anatomia.

835 no

Esce il fantastico racconto biografico di Lina Cavalieri, donna di inarrivabile bellezza, sciantosa e poi diva dell’opera, figura leggendaria della Belle époque. Profilo di cammeo, scollatura palpitante, fu la più splendida Fedora mai apparsa sulle scene, nel 1906, al Metropolitan di NY, stampò un bacio sulle labbra a Enrico Caruso al termine del duetto d’amore. “The kissing primadonna” poteva scegliere ogni giorno tra 1.300 rose e orchidee, e quale principe, banchiere o grande industriale far cadere in rovina. Giravano di lei milioni di cartoline in pose maliose, in sette si uccisero per il suo sorriso. Disse 835 volte no ad altrettante proposte di matrimonio, ne accettò cinque e sempre divorziò. Morì per vanità femminile a 69 anni: ritornò di corsa dal rifugio alla sua villa fiorentina per prendere il cofanetto con i gioielli, mentre gli shrapnel rischiaravano il cielo di guerra, l’8 febbraio 1944. Una dimenticanza fatale, le schegge di una bomba alleata cancellarono per sempre il suo perfetto viso di angelo pagano.

Mode verticali

Incontro per Giubiano Graziano Ballinari, cessologo, mutandologo, freddurista, cuoco, cantante ambulante, figurante nei presepi viventi, babbonatale e befana negli ipermercati, ospite di Magalli. Butta lì: “Sai perché la f… è sempre di moda? Perché è un taglio classico”. Sipario.

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Pubblicato il 22 Gennaio 2005
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