Zeroseianni: il diritto allo studio deve iniziare in culla
I Democratici di Sinistra lanciano una raccolta di firme per una proposta di legge popolare che incentivi i nidi e le materne e renda più affine alle esigenze il servizio

Si chiama "Zeroseianni". È una proposta di legge d’iniziativa popolare preparata dalla Consulta Nazionale dei DS Infanzia e Adolescenza intitolata a Gianni Rodari. «Vuole essere un nuovo approccio nel campo educativo verso una fascia d’età spesso trascurata». Laura Prati, consigliere provinciale dei DS, è una delle più convinte sostenitrici di un nuova politica rivolta alle fasce più giovani della popolazione, appunto dai 0 ai sei anni.
La normativa è rivoluzionaria soprattutto nella filosofia: «Chiediamo che la questione rientri tra le competenze del Ministero dell’Istruzione e non di quello del Welfare – sottolinea Laura Prati – perchè si deve dare maggior valore al carattere educatico e formativo di questi asili, che oggi vengono per lo più gestiti come "parcheggi"».
La situazione dell’infanzia oggi è piuttosto desolante: la media dei bimbi che vanno al nido è bassissima, circa il 7% in Italia, elevato all’11% nella nostra provincia che sale al 14% nella zona di Busto e Castellanza dove un accordo sociale con i lavoratori ( che a cavallo degli anni ’70 e ’80 devolsero l’1% della propria paga al Comune perchè costruisse nidi territoriali) riuscì a creare un’offerta adeguata alla molteplice richiesta da parte delle donne.
«Fino ad oggi si sottovalutano i vantaggi che esperienze di socializzazione hanno sullo sviluppo del bambino – ricorda Francesca Artuso dei DS di Busto – sin dalla primissima infanzia. La possibilità di portare il proprio piccolo al nido non deve essere più copnsiderata come eccezionale, ma assolutamente normale, un diritto».
La proposta di legge popolare chiede la realizzazione di strutture territoriali che rispondano alle esigenze delle popolazioni di riferimento: una sorta di rete di scuole che modifichino la propria offerta tarandola sulla richiesta. Sin dal nido, ci deve essere un programma educativo specifico e chiaro e non indicazioni generiche come avviene attualmente dove al privato ( incentivato ad aprire nidi aziendali) non si impogono standard di qualità organizzativi ed educativi.
Per permettere il decollo di una politica educativa che parta dai tre mesi, lo Stato deve stanziare 400 milioni di euro per creare nuove strutture, a cui aggiunge ogni anno 50 milioni di euro per sostenere la rete educativa della primissima infanzia. Lo Stato, inoltre, si dovrebbe accollare il 50% delle spese di gestione sostenute dagli enti locali così da limitare al 30% del costo totale la retta a carico delle famiglie.
I Democratici di Sinistra si attendono di raccogliere nella nostra provincia almeno 5000 firme. I banchetti saranno presenti a Busto Arsizio in viale Repubblica dalle 10 alle 12 e in via Milano dalle 16 alle 19, e a Saronno in piazza Libertà dalle 16 alle 18,30.
Il 30 gennaio saranno a Varese in piazza Ferrucci dalle 10 alle 12 e a Gallarate dalle 10 alle 12.
Il 2 febbraio a Sesto Calende in piazza Garibaldi dalle 10 alle 12.
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