Così la caccia in Lombardia
La radiografia del settore messa a punto dall’IReR per conto del Consiglio regionale della Lombardia
La caccia? In Lombardia ad imbracciare le doppiette sono circa in 95 mila, la maggior parte dei quali residenti nella provincia di Brescia (oltre 30 mila). Il fagiano è la specie più cacciabile, mentre il volatile più veloce è l’alzavola, che vola a ben 112 chilometri orari e dunque può essere obiettivo solo per i precisi del tiro. C’è di tutto e di più nella ricerca “La Lombardia e la sua caccia”, radiografia messa a punto dall’IReR (Istituto Regionale di Ricerca) per conto dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia e presentata questa mattina a Milano nella Tensostruttura del Consiglio Regionale della Lombardia.
A presentare il lavoro curato dal giornalista del Corriere della Sera Rodolfo Grassi, che costituisce una vera e propria fotografia della realtà venatoria lombarda, unica in assoluto in Italia, è stato il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia Pier Gianni Prosperini. Prosperini ha sottolineato che con la ricerca “regaliamo alla Lombardia un’opera prima che fotografa una parte della storia della caccia, della sua civiltà e delle sue tradizioni. Uno strumento di comprensione vasto e profondo che potrà offrire anche al legislatore spunti utili per elaborare nuove Leggi e Regolamenti in questa materia. La caccia – ha detto ancora Prosperini – è storia, tradizione e cultura e il cacciatore è colui che più ama il suo territorio e la sua natura, la conosce e la tutela. Si tratta di un mosaico da “leggere” pagina per pagina nella consapevolezza che si tratta di un contributo innovativo ad una pratica che fu alla base della civiltà ed ancor oggi ha tante parte nell’uomo”.
La ricerca prende in esame, Provincia per Provincia, tutti gli aspetti pratici e culturali della pratica venatoria e svela il perché di roccoli e altri impianti a Brescia e Bergamo e invece a Cremona, tanto per fare un esempio, sia un’antica tradizione la caccia alla selvaggina d’acqua ,oppure Lecco, Sondrio e Como considerino la selvaggina di montagna un autentico patrimonio ad altri lombardi negato. Insomma, una ricerca a 360 gradi, che mette in rilievo un mondo – quello della caccia- che in Lombardia non muove solo passioni ma anche importanti produzioni industriali a tal punto che il distretto di Brescia con l’azienda Beretta – la più antica d’Europa essendo stata fondata nel 1500 – produce quasi mezzo milione di armi, dando lavoro a circa 2500 persone.
Al convegno , oltre al giornalista Rodolfo Grassi, erano presenti Italo Fanton, Presidente Federazione Italiana Caccia di Bergamo, Lorenzo Fornasari, Funzionario Tecnico Università degli Studi di Milano Bicocca e Vittorio Vigorita, Dirigente Unità Operativa Pianificazione faunistica e venatoria della Regione Lombardia. E il Consigliere regionale dei Ds Claudio Bragaglio , membro della Commissione Affari Istituzionali della Regione Lombardia, che nel suo intervento si è soffermato sulla nuova legge venatoria nazionale che entro poche settimane andrà all’esame del Parlamento: “La nuova legge in discussione – ha detto Bragaglio – se approvata, potrebbe essere più clemente nei confronti dei reati commessi dai cacciatori, allunga il periodo in cui è possibile cacciare e aumenta le specie cacciabili. Il rischio, così facendo, è però di alterare l’equilibrio instaurato tra ambiente e cacciatori”.
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