Delocalizzazione in Romania, 100 esuberi alla Ratti

Coinvolte le sedi di Guanzate e Malnate

Sono 105 su 800 lavoratori totali gli esuberi che il gruppo Ratti ha "illustrato" ai sindacati insieme al programma di riorganizzazione industriale 2005 – 2006 del gruppo: un programma che, secondo le parole dell’azienda «riflette gli obiettivi di efficientamento dell’organizzazione produttiva, razionalizzazione della struttura industriale e delocalizzazione presso gli stabilimenti rumeni delle prouzioni ad alto contenuto di manodopera e a bassa marginalità».

Più di così non si poteva essere chiari: passerà in Romania, quindi, quella parte di produzione che prevede molta manodopera a basso costo, con l’effetto immediato di un "dimagrimento" del numero di lavoratori nelle sedi comasco-varesine di Guanzate e Malnate.

Immediata la reazione dei lavoratori:  «Consideriamo il Piano Industriale presentato dalla Ratti debole perché non si caratterizza per contenuti strategici di tipo commerciale in grado di aggredire il mercato, si tratta bensì di un Piano difensivo che ha effetti pesanti sulla occupazione.  – spiegano in un comunicato congiunto Femca – Cisl, Filtea – Cgil e Uilta – Uil – Il rischio che emerge dalle scelte aziendali è che sia avviato un processo di delocalizzazione che nel tempo esternalizza tutta la produzione trasformando la RATTI in attività esclusivamente commerciale».
Per questo i sindacati chiedono maggiori informazioni, e promettono mobilitazioni.

La Ratti, nata nel 1945 come azienda di tessitura serica, è nota in tutto il mondo e lavora in provincia di Varese dal 1985, da quando cioè ha acquisito la tessitura Braghenti di Malnate: con quarantotto telai a licci e jacquard produce circa 1 milione di metri di tessuto per abbigliamento e accessorio in seta, lino, lana, cotone e altre fibre.  

 

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Pubblicato il 04 Febbraio 2005
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