La forza rivoluzionaria della creatività

Ha dato uno sguardo diverso al mondo dell'imprenditoria l'originale prolusione del filosofo Remo Bodei

Il progresso è creatività.
L’imprenditoria, alla faccia dell’aspetto "grigio" e calcolatore che il luogo comune le dà, è creatività.
E la creatività è rivoluzionaria: anzi, la sola accettazione del concetto come positivo, e non come una specie di "offesa alla divinità" è stata una delle più grandi rivoluzioni della modernità: parola di Remo Bodei (nella foto),
uno dei più illustri filosofi contemporanei, chiamato – con scelta originale e creativa – a sviluppare la prolusione per l’apertura dell’anno accademico 2004-2005 della Liuc, università a vocazione imprenditoriale che con questa scelta ha puntato, uscendo dai luoghi comuni, sulla componente innovativa di questa vocazione.
Una prolusione innanzitutto gradevole, tenuta nell’ex opificio "dove è nata la rivoluzione industriale italiana", come ha sottolineato il presidente dell’università Cattaneo, Paolo Lamberti, ricordando l’iniziale destinazione del fabbricato che ora ospita l’università, che un tempo era la filatura Cantoni.

«Per lungo tempo la creatività è stata vista con sospetto, considerata come una pretesa smisurata di modificare lo stato delle cose approvato dagli dei» ha esordito Bodei «La parola “meccanica” derivava dal termine “astuzia, inganno” e le macchine venivano realizzate solo per provocare meraviglia, perchè la costruzione di macchine sembrava un inganno perpetrato contro la divinità». 

«E’ con l’età moderna che inizia il progressivo apprezzamento della creatività – ha aggiunto il filosofo – e sono gli artisti i primi a rappresentarla». Una creatività che si nutre sia di casualità che di regole, ed è rappresentata al meglio dalla musica: «dove al massimo di rigore si accompagna il massimo dell’indeterminatezza».

Bodei ha ricordato inoltre come la creatività, fonte di straordinarie scoperte e progresso, si nutra di un’ampissima aneddotica che toglie di mezzo molti luoghi comuni e spiega quale sublime insieme di tempo perso e curiosità, stranezze e calcoli strampalati sia. Per esempio, che la creatività non alberga solo in chi è creativo per definizione: è il caso della penicillina, inventata da Fleming ma resa producibile in grandi quantità da una massaia americana che l’ha scoperta tra le muffe dei meloni. O che la creatività è una sfida al senso comune, all’idea generale che una cosa sia di per sé impossibile: come il caso di Thonet, l’artigiano del legno scoprì come curvare quest’elemento, per definizione considerato come non lavorabile. Oppure come il caso di Edison, che per inventare la lampadina pensò  a far diventare incandescente una resistenza in assenza d’aria, una vera contraddizione in termini.

Una creatività che non ha nulla a che vedere con i "creativi" o, come rivela una indagine Eurispes sull’opinione che ha la gente della creatività, con l’assenza di fatica: «La creatività non è l’ispirazione brada, ma la capacità di convogliare un’illuminazione in un risultato concreto, la ricerca di una soluzione che il senso comune e l’esperienza passata non trova».

Una creatività perseguita «con coraggio e umiltà, e alimentando con la teoria la pratica»: caratteristiche, secondo Bodei, che rendono fondamentale la vitalità di un’università, anche e soprattutto a vocazione economica come l’università Cattaneo. Perché, come sottolineato anche dal presidente dalla regione Formigoni, presente all’apertura dell’anno accademico, «Creatività e innovazione sono un binomio che spiega quanto il progresso nasca dalle persone, e quanto alle persone debba ritornare sotto forma di sapere».

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Pubblicato il 07 Febbraio 2005
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