La questione case popolari accende il dibattito in Regione

Interventi critici dall'opposizione, entusiasmo invece nelle file della maggioranza dopo l'approvazione delle modifiche ai criteri d'assegnazione delle case popolari

L’approvazione da parte del Consiglio regionale delle modifiche ai criteri d’assegnazione delle case popolari Aler non ha mancato di suscitare vive reaizoni nelle forze politiche. 

Giuseppe Adamoli, consigliere regionale della Margherita e componente della Commissione territorio, espone le motivazioni del voto contrario del suo partito. «Il Consiglio regionale ha votato la possibilità di costruire case di edilizia popolare sulle aree standard, destinate a servizi pubblici come asili, parchi, Chiese e scuole. Si tratta di un errore, dovuto alla necessità di rimediare alle gravissime inadempienze del Comune di Milano, che in dieci anni ha lasciato che il problema della casa si trasformasse in una vera e propria emergenza. E’ stato anche approvato il requisito di cinque anni di residenza in Lombardia per poter accedere ai bandi. Tale criterio è un manifesto elettorale della Lega e di parte di Alleanza Nazionale. Il fondo case ex Gescal è stato pagato da tutti i lavoratori italiani: consentirne la fruizione soltanto a chi è da lungo tempo residente è ingiusto e frena la mobilità sociale dovuta a spostamenti per cause di lavoro. Il problema casa va affrontato seriamente senza cadere in manovre strumentali e demagogiche».

 

Entusiasta, al contrario, la Lega, che vede riconosciuta una sua precisa linea politica. «Abbiamo vinto una storica battaglia, anzi una guerra che durava da vent’anni,» esulta il capogruppo del Carroccio Davide Boni, «ponendo fine ad un razzismo alla rovescia che penalizzava da sempre i lombardi». Spiega il consigliere regionale leghista Giampiero Reguzzoni: «Abbiamo modificato la legge introducendo una prerogativa tesa a superare gli effetti della sentenza del Tar che bocciava il requisito della residenza per l’assegnazione degli alloggi».

Anche Alleanza Nazionale esprime piena soddisfazione. «Non era più accettabile che i lombardi vedessero sempre assegnare le case popolari agli stranieri in quanto questi, con famiglie numerose, avevano i requisiti per ottenere punteggi più alti in graduatoria rispetto ai pensionati italiani soli o in coppia» commenta il capogruppo Luca Ferrazzi. «Quanto alle critiche che piovono da sinsitra, vorrei ricordare che anche nelle "loro" regioni esiste il criterio della residenza, spesso già da tempo e ancora più restrittivo che in Lombardia. Noi tuteliamo chi paga le tasse da una vita».

Per Rifondazione Comunista il consigliere Giovanni Martina parla di «provvedimenti di propaganda che non risolvono l’emergenza abitativa» e «combinano le istanze peggiori delle due parti, Lega da un lato, An e Forza Italia dall’altro. È davvero intollerabile che in questi anni il Comune di Milano abbia venduto alle società immobiliari 7 milioni di metri quadri (leggi: sette chilometri quadrati, ndr) di aree dismesse senza fare assolutamente nulla per l’edilizia popolare e ora ottenga deroga per le aree standard…»

 

 

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Pubblicato il 02 Febbraio 2005
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