Sciopero ferrovieri: guerra di cifre

Per i sindacati ha aderito il 90 per cento dei ferrovieri, secondo Trenitalia si è astenuto dal lavoro solo il 14,65 per cento dei dipendenti dell'azienda

Sciopero di 24 ore dei ferrovieri, solita guerra di cifre: da una parte i sindacati che dichiarano che «la partecipazione allo sciopero dei ferrovieri è totale, oltre il 90% di adesioni», dall’altra Trenitalia che afferma che « il dato ufficiale vede una partecipazione inferiore al 15%, 14,65% per l’esattezza, dei lavoratori del gruppo Fs».
Secondo i sindacati, che hanno indetto lo sciopero per protestare a sostegno della sicurezza, dopo lo scontro tra due treni a Crevalcore, costato la vita a 17 persone, «nel corso della notte e nelle prime ore della mattinata sono stati presenti in servizio solo i ferrovieri chiamati a garantire i servizi minimi, che dichiarano comunque l’adesione allo sciopero. La partecipazione del restante personale è altissima, sono completamente chiusi molti impianti non legati alla circolazione treni, officine e uffici sono vuoti». 

Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Orsa, Sma e Ugl, le sei sigle sindacali che hanno indetto l’agitazione dalle 21 di ieri, 10 febbraio, alle 21 di oggi, 11 febbraio, denunciano «le bugie delle Ferrovie sui dati di adesione allo sciopero dei ferrovieri in corso sono talmente grosse da coprirsi di ridicolo». Il segretario nazionale della Filt Cgil, Franco Nasso, rincara la dose: «Probabilmente il solerte funzionario dell’azienda che ha comunicato i dati alla stampa ha aperto la cartellina sbagliata, chissà a quale sciopero si riferiva».

L’unico punto su cui concordano azienda e sindacati è sul pieno rispetto del programma dei treni garantiti. Trenitalia fa sapere che sono stati fatti partire quattro 4 Eurostar sulla tratta Roma-Firenze in più rispetto a quelli previsti. Il sito di Trenitalia è stato bombardato di click: oltre 162.000 persone hanno in queste ore chiesto e avuto notizie sullo sciopero in corso. 45.000 utenti si sono invece rivolti al call center, al numero 892021.

La protesta non si è fermata, nonostante l’ordinanza di precettazione del ministro Lunardi che aveva ridotto la durata dello sciopero a 8 ore, da effettuarsi dalle 9 alle 17 di venerdì 10 febbraio.
Nel frattempo ferve il dibattito sulla garanzia del diritto di sciopero e quello alla mobilità:  il ministro del Welfare, Roberto Maroni ha dichiarato alla stampa che «per il momento non e’ necessario intervenire con modifiche alla legge che regolamenta il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Confido sull’ efficacia dell’azione della Commissione di garanzia presieduta da Antonio Martone».

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Pubblicato il 11 Febbraio 2005
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