Siamo nell’era postindustriale?
Il progresso tecnico e materiale negli ultimi 200 anni è stato prodigioso, se paragonato alla lentezza dei progressi compiuti dall’epoca in cui si erano manifestati agglomerati umani organizzati con la divisione del lavoro e una struttura amministrativa di stato; e parliamo di cinque millenni avanti Cristo nel territorio corrispondente al moderno Irak.
Al principio del 1800 un viaggio da Milano a Roma non richiedeva meno tempo né comportava meno pericoli (anzi) rispetto ai tempi della antica Roma. A fine settecento si è cominciato a pensare che la mente razionale dell’uomo dovesse concentrarsi nel facilitare la produzione di beni e nel migliorare la vita: sorsero fabbriche che concentrarono la produzione che prima era distribuita in imprese artigiane e famigliari e il luogo di lavoro venne separato dal luogo di abitazione. Fu l’inizio dell’alienazione del lavoro dalla vita.
All’inizio del 1900 la fabbrica introdusse e applicò i concetti di organizzazione scientifica e di analisi del lavoro (parlo di Taylorismo e Fordismo) ottenendo così una semplificazione dei compiti degli operai (alla catena di montaggio ogni addetto aveva operazioni estremamente semplici da svolgere che anche un bruto analfabeta, un contadino da poco inurbato o un immigrato che non parlava la lingua erano in condizioni di imparare in pochissimo tempo). Il problema era di produrre il più rapidamente e al minor costo possibile ogni tipo di oggetto che il mondo aspettava di poter acquistare.
Prendiamo l’esempio della automobili: nel 1902 negli Stati Uniti v’era un’auto ogni milione e mezzo di abitanti, nel 1907 una ogni 800 abitanti. Nel 1909 Henry Ford annunciò che da quel momento avrebbe prodotto solo un modello di auto, il Modello T. Esso restò in produzione dal 1908 al 1927, e il suo prezzo iniziale di 850 dollari scese fino a 260 dollari. Ne furono venduti 15 milioni di esemplari.
Quest’epoca è finita. La inventiva umana, per quanto concerne le fabbriche, ha saputo automatizzarle, e in pochissimo tempo le macchine manovrate a mano sono passate a gestione automatizzata prima meccanica e quindi elettronica. Fatalmente l’impiego di manodopera è calato, sostituita da macchine, e l’informatica ha anche ridotto l’impiego di personale impiegatizio.
La progettazione e l’organizzazione sono diventate più determinanti per il successo delle imprese che non la produzione. L’industria dell’intrattenimento, del tempo libero, ha avuto un grande sviluppo, che ha compensato la minore richiesta di addetti da parte della industria. La maggior capacità produttiva della industria, che ha indubbiamente aumentato la ricchezza disponibile, ha spinto ad aumentare la domanda di beni, ciò che fino a un certo punto porta a un migliore tenore di vita. Ma non bastava mai, e lo sviluppo della tecnica pubblicitaria ha portato a indurre bisogni compulsivi di acquisto nei consumatori che sono incoraggiati a spendere mediante varie iniziative finanziarie quali carte di credito, prestiti al consumo, e così via. Siamo vittime di un perverso paradosso: indulgiamo in consumi inutili, perché essi consentono alla industria di abbassare i costi di produzione e quindi i prezzi anche dei prodotti utili. C’è qualcosa che urta il buon senso, come ci offende la distruzione di arance nell’intento di sostenerne il prezzo.
È certo un’epoca di transizione, dove la scienza applicata può praticamente risolvere ogni problema materiale che ci assilli, ma la distribuzione del benessere è nel mondo molto aleatoria, e coesistono nazioni ricche dove una vita serena è (o solo sarebbe) possibile, con nazioni di miseria diffusa. Questa situazione, in un mondo dove è facile comunicare e spostarsi, è fonte di instabilità e imprevedibilità in ogni campo: della tranquillità e sicurezza sociali, della serenità spirituale, dell’equilibrio economico di persone e industrie.
Che tempi! Belli e terribili. Tempi postindustriali. Sono problemi non solo accademici, ma toccano direttamente ognuno di noi, con conseguenze che spesso ci feriscono. Bisognerà approfondire il discorso su alcune implicazioni.
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