Casa popolare, manca un tavolo di confronto con il Comune
Dalla casa fai da te alle esperienze di condominio solidale. Il problema casa al centro del convegno del Forum provinciale del terzo settore
In provincia di Varese esiste un’emergenza casa. Sono infatti almeno tremila le famiglie in lista di attesa per un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Una situazione drammatica.
L’allarme è stato lanciato al Forum provinciale del terzo settore, che si è tenuto al centro polivalente la "Piramide" in piazza De Salvo alle Bustecche. Il dramma riguarda naturalmente le fasce della popolazione a basso reddito, in particolare gli immigrati, sottoposti oggi alla doppia pressione del reddito inadeguato e degli affitti troppo cari. È per questo che tra "i nuovi" inquilini si parla spesso di posto letto e non di casa.
La relazione introddutiva del presidente Ruffino Selmi (foto) ha tracciato l’identikit di questa emergenza: «L’edilizia popolare è ferma da anni e non regge l’assalto delle sempre maggiori richieste di alloggi che generano lotte tra poveri e che si cerca di fronteggiare irrigidendo i criteri di assegnazione, accentuando gli elementi di esclusione in particolare verso gli immigrati. A questo si deve aggiungere una politica degli affitti dai prezzi impossibili per le fasce più deboli».
Secondo Selmi l’emergenza rispecchia cambiamenti avvenuti nella struttura economica del territorio. «Il sud della provincia, sull’asse del Sempione, si è trasformato radicalmente nella struttura economica e industriale, mentre il nord, dopo aver attraversato una crisi economica e occupazionale importante, sta privilegiando l’edilizia turistica».
Varese, invece, sta nel guado: se da una parte l’amministrazione comunale rifiuta un tavolo di confronto con i sindacati e le associazioni sulla questione casa, dall’altra qualcosa si è sbloccato sul fronte dei finanziamenti.
«Varese ha circa 2250 alloggi popolari – ha detto Francesco Spatola, dirigente dell’assessorato ai servizi sociali – di cui 350 comunali e altri 1900 gestiti dall’Aler. Attualmente ci sono circa 700 domande su 90 posti disponibili. Questa situazione dovrebbe migliorare, perché il Comune aumenterà di 50 alloggi l’offerta attuale».
Rocco Cordì, di Coop Lombardia, ha ribadito la drammaticità della situazione e ha criticato soprattutto l’immobilismo del Comune, a cui ha aggiunto la necessità immediata di un tavolo di confronto. Esigenza sottolineata anche da Benigno Cuccuru, consigliere di minoranza dell’Aler, intervenuto a titolo personale, da Gianmarco Martignoni, Jacques Amani, della Cgil, ed Ezio Mostoni del Sicet-Cisl.
Al Forum è stato notevole l’apporto delle esperienze lombarde e italiane, a partire da quella della cooperativa Alisei testimoniata dall’architetto Giuseppe Cusatelli, un’esperienza di autocostruzione, "fai da te" nuova per l’Italia, ma già in voga in molti Paesi stranieri. Interventi realizzati grazie alla collaborazione di Banca Etica, intervenuta al Forum con Andrea Giacoletto.
E ancora quelle del Consorzio casa e lavoro e del Dar, raccontate da Franco Volpi e Piero Basso. Giampiero Zendali, comunità di Villapizzone, Francesco Taverna, Exodus, e Alberto Minazzi, Legambiente, hanno sottolineato, invece, l’importanza di un percorso di relazione tra le persone senza il quale non ci puo’ essere una sana coabitazione.
Il Forum provinciale del terzo settore, dopo aver analizzato i problemi e ascoltato le esperienze, dà appuntamento a giugno per verificare le indicazioni e le proposte concrete delle amministrazioni locali. Un auspicio che richiama alla mente l’intervento di Francesca Maletti, assessore del Comune di Modena, letto durante il convegno. Una testimonianza interessante e al tempo stesso la prova che la soluzione del problema casa dipende solo dalla politica.
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