“L’università ha bisogno di chiarezza”
Torna in aula il disegno di legge che ridisegna la carriera dei professori universitari. La scorsa settimana anche all’Insubria hanno scioperato contro il Decreto Moratti
Torna in aula domani a Montecitorio la discussione sul disegno di legge che rivisita la carriera dei professori universitari. Si riapre la discussione dopo la bocciatura concorde del mondo accademico che mercoledì scorso ha incrociato le braccia in tutt’Italia ottenendo una percentuale d’adesione tra il 60 e l’80% del corpo docente.
Da oltre un anno il decreto di riforma del Ministro Moratti tiene banco con una serie di affermazioni, smentite, ipotesi e ripensamenti che stanno gettando l’università nello sconforto. Tra le tante critiche che si muovono al disegno di legge: il tentativo di legittimare un modello di "professore-professionista" impiegato "a mezzo servizio" lasciandogli spazio per gli affari privati. C’è, poi, la condanna del sistema cosiddetto di "precarizzazione" dei docenti che verrebbero assunti solo al termine di un paio di contratti triennali (punto su cui, a dire il vero, le opinioni sono contrastate con la maggior parte dei rettori convinti che l’assunzione immediata a tempo indeterminato sia un capestro che danneggi il mondo universitario). C’è, ancora, la bocciatura dell’ipotesi di dare vita ad una terza categoria di docenti, costituita dai ricercatori con borse di studio che solo nell’arco di lunghi anni ( unja decina circa) si trasformerebbero in contratti di professori associati e dopo altrettanti in contratti per professori ordinari. Infine, si teme la lista unica nazionale di "professori idonei" perché così giudicati da una commissione apposita, lista dentro cui le università dovranno cercare il proprio personale.
Dalle pagine del "Manifesto" Margherita Hack, astrofisica di fama mondiale, ha accusato il Ministro di procedere senza tenere in alcun conto i suggerimenti che arrivano dal mondo accademico ("…ma con l’arroganza e l’incompetenza tipica di questo governo, non è stato dato alcun ascolto agli addetti ai lavori."). La Hack teme che il decreto, una volta approvato, distruggerà l’università perché i giovani ("I giovani sono la linfa di cui si alimenta la ricerca), dovendo affrontare un lunghissimo periodo di precariato dagli esiti assai incerti, rinunceranno alla carriera universitaria. La celebre scienziata boccia, inoltre, la proposta di equiparare il professore a tempo pieno e quello a tempo determinato, dimenticando i differenti approcci che hanno le due figure con il primo incentrato sull’attività accademica e il secondo proteso anche ai propri affari.
Confusione, sconcerto e un po’ di stanchezza si iniziano a respirare anche nella giovane università dell’Insubria. Mercoledì scdorso, i ricercatori e tutto il corpo docente della facoltà di scienze , guidata dal preside Roberto Valvassori, ha incrociato le braccia: «E’ da un anno che ascoltiamo tutto e il contrario di tutto – commenta il preside – Ascoltiamo proposte che poi vengono bocciate, leggiamo interpretazioni che poi vengono smentite. C’è una grandissima confusione. Ci chiedono di fare programmazione ma brancoliamo nel buio più totale. Non sappiamo nulla dei finanziamenti, non sappiamo come sarà impostato il nostro lavoro. Non sappiamo se saremo messi in grado di lavorare. Abbiamo bisogno assolutamente di stabilità e di certezze. C’è confusione anche perché il confronto in atto non è preciso: i tavoli di discussione difettano della presenza del mondo universitario».
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