La bioarchitettura è possibile e…accessibile
Presentata a MalpensaFiere Casatech . Lo show-room milanese Bioabitare unisce tecnologia e natura
Una casa “bio” dalla struttura esterna alla lampada sul tavolino del salotto. E’ questo quello che potete ottenere affidandovi per costruzioni o ristrutturazioni allo show-room “Bioabitare” di Milano ( www.bioabitare.it). Nato un anno fa su idea dell’architetto Elisa Villa, che ne è consulente tecnico, lo show-room offre soluzioni per abitare nel benessere unendo materiali naturali alla tecnologia. La particolarità dell’esposizione milanese sta nel fatto che i clienti possono vedere come viene realmente realizzata una casa in bioarchitettura, dallo spaccato di un muro all’arredamento.
Nello stand del terzo padiglione di una MalpensaFiere affollatissima soprattutto di giovani coppie e famiglie, si è tenuto nella serata del 28 febbraio l’incontro "Costruire e ristrutturare con la Bioarchitettura".
La partecipazione alla 18esima Mostra dell’Arredamento e della Casa in programma dal 26 febbraio al 6 marzo, è la prima di Bioabitare, che in questa giorni presenta, volutamente a un pubblico non di elite, Casatech, «quella che speriamo possa diventare la casa del futuro – spiega Villa -. In Italia la bioarchitettura è praticamente inesistente, mentre in altri paesi europei, come Svizzera, Germania e Svezia è molto diffusa».
Il principio alla base di questa nuova concezione della casa si rifà in realtà alla tradizione “del costruire” del nostro territorio. «I materiali più diffusi oggi sono il cemento armato per le fondamenta, e questo è necessario, ma anche per i muri portanti. Cemento per l’intonaco e pitture cosiddette lavabili per i muri. Tutti materiali che non permettono la naturale traspirazione dei muri e creano umidità all’interno degli ambienti. Sembra di vivere in case bunker. Noi invece proponiamo materiali naturali, che hanno sempre accompagnato l’uomo nella sua vita, abbinati alla tecnologia. Ad esempio strutture per tetti e solette in legno costruite con tecnica ad incastro senza sottoporre il legno a trattamenti particolari, ma lasciandolo vivo. Il legno è in grado di adattarsi alle condizioni climatiche a cui è esposto e rende l’ambiente più sano. Anche il mattone è un materiale che va riscoperto,unito a finiture in calce e pitture alla caseina o alle resine naturali in modo da permettere la traspirazione del muro».
Sono quindi i costi troppo elevati a impedire la diffusione di queste tecniche?
«No, il problema dei costi è una sorta di leggenda metropolitana. L’importante, per chi vuole una casa concepita con la bioarchitettura, è utilizzare in modo intelligente le risorse, bilanciare bene costi e qualità. L’importanza della casatech non sta negli arredamenti interni, ma nella struttura esterna. Se il benessere è il vero interesse, è possibile averlo investendo più in quel settore e rinunciando ad esempio al bagno firmato. C’è molta attenzione da parte dei clienti, il problema sono piuttosto i costruttori e in genere il settore dell’edilizia che non facilitano certo la diffusione di queste nuove prospettive».
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