Lo sguardo sull’anima di Million Dollar Baby

Eastwood confeziona un altro capolavoro dopo Mystic River con grandi interpreti, ma soprattutto con una storia spiazzante e fuori dai canoni

Credere in un sogno non sempre porta alla felicità, ma essere coerenti con se stessi e con i propri ideali è un punto di riferimento per la propria vita. Anche se questo comporta sacrifici enormi. Si è detto tanto su Million Dollar Baby e i quattro oscar vinti non hanno fatto altro che aumentare il fiume di parole per un piccolo film che nemmeno negli Stati Uniti hanno visto in molti. Ma Clint Eastwood, che oltre a interpretare dirige anche la pellicola, sembra creare capolavori sempre più grandi con storie che osano oltre l’azione e vogliono indagare, come già in Mystic River, in quella parte scura, cattiva, miserevole, ed anche angelica, che è l’animo umano.

Un vecchio allenatore di pugilato che ha avuto molte soddisfazioni nella vita, ma che non è mai riuscito a portare fino in fondo i propri allievi, si ritrova di fronte una ragazza di oltre 30 anni che vuole diventare una professionista della boxe e finirla con la vita di sacrifici, lavoro, ingiurie che apparentemente non hanno alcuno scopo. Lui non allena ragazze, ma lei ha qualcosa in più e con l’aiuto di un altro vecchio pugile, che pulisce i pavimenti della palestra, il vecchio allenatore si fa convincere ad istruire la ragazza che si dimostra un vero e proprio rullo compressore della boxe, tanto da arrivare presto al successo. E, con sorpresa del vecchio allenatore, la ragazza non cambia, è fedele e si fida di lui, con tutti i suoi difetti. Ma dietro l’angolo, alle porte della consacrazione, il destino è pronto a ricordare che la vita non è un film.

Million Dollar Baby è un film di altri tempi, capace di osare, di puntare su dei cambi di registro (comico, avventuroso, drammatico e tragico) che spiazzano lo spettatore senza estraniarlo dalla storia. Un racconto crudo, narrato da un vecchio attore della Hollywood che sapeva fare bei film non stereotipati. Il racconto dura oltre due ore, ma è come non sentirle grazie alla strepitosa interpretazione dei protagonisti: oltre a un Eastwood vecchio e che si diverte a stuzzicare un prete con domande religiose anche banali ma contraddittorie, Million Dollar Baby, regge soprattutto su una bravissima Hilary Swank, non tanto per l’ultima parte del film, ma per aver incarnato la parte di un angelo viaggiatore capace di far rivivere i sentimenti di due vecchi che credevano di essere alla fine della loro vita. Per ultimo, un grande Morgan Freeman che con Eastwood, come fu per Gli Spietati, riesce a tirare fuori il meglio di sé.
Million Dollar fa anche arrabbiare, si può non condividere il messaggio, ma la storia va al di là della scelta finale del protagonista: è un semplice e intenso sguardo sull’anima dell’uomo.

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Pubblicato il 23 Marzo 2005
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