Manifestazione contro la guerra
Sabato 19 marzo con partenza alle 9 dal piazzale ferrovie dello Stato
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione degli organizzatori della manifestazione
Baghdad: un camion bomba uccide tre soldati iracheni e ferisce quaranta
mercenari; ucciso il generale Muhammad Issa al Khafaji, vice capo della
divisione immigrazione del ministero degli interni iracheno; sfuggito ad una
imboscata, nel quartiere di al Mansour, il ministro della pianificazione
Medhi al Hafidh.
Falluja; un’auto bomba distrugge un chek point dell’esercito iracheno
uccidendo tre militari.
Habaniya: colpito posto di blocco americano.
Basra: ferito il capo della polizia.
Al Qaim, nei pressi del confine con la Siria, trovati i corpi di 30 persone,
non ancora identificate, uccise con numerosi colpi di arma da fuoco..
Questa è la cronaca di un’ordinaria giornata di guerra in Iraq: dopo 2 anni
dall’inizio del conflitto; l’esecuzione di elezioni che hanno confermato la
divisione etnica del paese; il permanere di uno stato di occupazione
militare; l’Iraq è diventato un mattatoio in cui imperversano le truppe
occupanti, i mercenari e gli squadroni della morte.
Eppure c’è ancora qualcuno che pensa che quest’inferno possa portare la
pace.
Quante persone dovranno morire prima di decidere la spartizione degli
interessi sul petrolio che è la vera ragione di questa guerra?
E’ in questo contesto che giornalisti e volontari che si oppongono a questo
conflitto vengono sequestrati, uccisi o intimiditi ogni volta che cercano di
far luce sui crimini di guerra.
E’ il caso di Giuliana Sgrena del Manifesto e prima di lei dei giornalisti
francesi, dei giornalisti di Al Jazeera, di Baldoni o delle cooperanti del
Ponte Per.
E’ ormai chiaro che su quanto accade sui teatri di guerra non si vogliono
più testimoni.
Non a caso in Iraq non c’è più un’informazione indipendente e nei confronti
delle voci libere si vuole applicare la legge sul codice militare di guerra,
che minaccia con pene pesantissime i giornalisti che rivelano notizie
rilevanti sulle missioni militari italiane.
Questa condizione di guerra permanente deve trovare forme di disobbedienza e
di opposizione più determinate ed incisive: bisogna impedire al sistema di
guerra mondiale di dispiegare la sua forza distruttrice sostenendo la
campagna contro le basi USA e NATO (supporto logistico della guerra
permanente) e lo smantellamento delle armi nucleari presenti in Italia; si
deve rilanciare la campagna contro il commercio e la produzione di armi e
per la riduzione delle spese militari.
SABATO 19 MARZO ORE 9.00 MANIFESTAZIONE A VARESE
CONCENTRAMENTO STAZIONE F.S.
Via subito le truppe dall’Iraq
Basta con la complicità dell’Italia nella guerra
Libertà per il popolo iracheno e tutti i sequestrati
Hanno finora aderito:
KOLLETTIVO STUDENTESCO
Varese Social Forum, Donne in nero, Giovani Comunisti.
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