Giornale più libro, marketing o cultura?
Si chiama bundling è il fenomeno editoriale degli anni duemila che ha risollevato le sorti di molte testate
Giornale più libri in questi ultimi anni è stata l’accoppiata vincente. Molti quotidiani hanno risollevato le loro sorti con queste operazioni di marketing culturale. La crisi dei giornali, che non è solo italiana (l’International Erald Tribune nel 2003 ha perso circa il 4 per cento delle copie, oltre il 6 per cento il Financial Time), è stata affrontata con il bundling (libro più giornale). Ad avere per primo l’intuizione fu Walter Veltroni, nel 1992, quando era il direttore dell’Unità. Intuizione che negli anni duemila è dilagata. Ad aprire le ostilità fu Repubblica, con "I grandissimi del Novecento" . L’esordio fu affidato a "Il nome della rosa" di Umberto Eco. ll primo, gratuito, a seguire un libro a settimana , a pagamento, fino a raggiungere quota 100. Qualche mese dopo toccò al Corriere della Sera e poi tutti gli altri.
Non ci si fermò al romanzo, ma venne il tempo delle enciclopedie, delle guide geografiche, delle garzantine, degli atlanti e chi più ne ha più ne metta.
Certamente questo fenomeno ha aumentato le copie vendute dei giornali: almeno 44 milioni in più nel 2002 e 62 milioni nel 2003. Difficile dire se questa operazione abbia aumentato il numero dei lettori in Italia o invece quello dei collezionisti. Umberto Eco a questo proposito ha qualche dubbio, sostenendo che spesso alla crescita quantitativa dell’offerta culturale corrisponde uno scadimento qualitativo.
Comunque l’argomento è al centro dell’attenzione degli esperti e se ne dibatterà al prossimo Salone internazionale del libro di Torino.
Una curiosità: il libro più allegato dai giornali (ben 12 testate) è "Moby Dick" di Melville.
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