La febbre che colpisce gli italiani
Fabio Volo non delude nell’ultimo film di D’Alatri, già regista di Casomai e Senza Pelle
La febbre della società, un’avidità e un individualismo che le singole persone possono rifiutare o accettare, combattere o esserne parte. Il nuovo film di Alessandro D’alatri ha una tematica forte, significativa di un’Italia che oggi si definisce allo sbando. La Febbre, però, non deve essere confuso con il solito racconto del 30enne che non sa cosa fare della propria vita, è molto di più: è un’analisi storica del momento che stiamo vivendo, della ricerca di lavoro come affermazione delle proprie capacità, del lavoro come mezzo di soddisfazione, non solo economica. Ma tutto questo si trasforma in un sogno impossibile proprio a causa del sistema creato e alimentato da quei personaggi invidiosi (tutti noi!) che impediscono agli altri di sognare.
E il personaggio interpretato da Fabio Volo, un 30enne con il sogno nel cassetto di aprire un locale con alcuni amici, il cui padre defunto gli ha permesso di ottenere un posto fisso in Comune, ha proprio questa caratteristica. Nonostante i momenti di debolezza e l’invidia degli altri, non smette di sognare: non devono sempre vincere gli altri, il suo sogno lo vuole costruire con le proprie mani, ma anche grazie ai colpi fortuna. E Lui ne è consapevole.
“Culo o sfiga?”. È infatti la frase ricorrente del film che sintetizza la tematica della pellicola di D’Alatri: cogliere gli eventi e trarne il maggior vantaggio possibile che permetta di realizzare il proprio sogno, ma soprattutto non tradire se stessi, anche se la società intorno ti delude. Ma D’Alatri, esattamente come in Casomai (in cui la coppia di protagonisti entrava in crisi proprio a causa dell’intromettersi della gente intorno), va oltre: per essere se stessi non serve isolarsi e rifiutare gli altri, ma cercare di cambiare le cose dall’interno, sia dentro quel sistema burocratico che non funziona, sia all’interno di una società malata che accetta silenziosa proprio quel sistema.
D’Alatri e Volo sono ormai una coppia ben collaudata. Il film diverte, fa pensare e anche gli attori secondari funzionano, soprattutto una bellissima Valeria Solarino. Peccato che però D’Alatri voglia esplicitare troppo il proprio pensiero con scene, soprattutto nel finale, che risultano esageratamente didascaliche. Buona la scelta della colonna sonora con canzoni italiane originali e non troppo conosciute. D’Alatri si conferma un autore di talento che, però, può dare molto di più, come fece quasi 10 anni fa con il bellissimo Senza pelle.
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