Antonio Cornacchione, o dell’interattività teatrale

Teatro di Varese strapieno per la performance dell'attore di "Povero Silvio" e grande soddisfazione per il pubblico: una serata dove tutti hanno contribuito allo spettacolo

Innanzitutto, togliamoci di mezzo il pensiero: Antonio Cornacchione, che ieri sera ha riempito (1200 biglietti venduti, mica paglia…) il Teatro di Varese a colpi di "Povero Silvio!" , regge uno spettacolo teatrale.
Questo è il dubbio infatti che ci si pone ogni volta che si compra un biglietto attirati dalla fama televisiva: nel caso di Cornacchione dalla caricatura che l’attore fa del sostenitore di Silvio Berlusconi, da lui mostrata sia nella trasmissione di ironia di massa Zelig sia nella deliziosa "Che tempo che fa" di Fazio. Una fama che incuriosisce ma di solito lascia grandi dubbi iniziali sulle reali qualità teatrali dei soggetti. Per di più, come per tutti gli spettacoli di coloro che provengono dal cabaret, queste due ore sono di solito inesorabilmente condotte in solitudine, cosa che mette decisamente a rischio la piacevolezza dello spettacolo.

Cornacchione però ha trovato il modo, con questo spettacolo che fa di tutto per attirare spettatori televisivi (Non per nulla si chiama semplicemente "Povero Silvio", il suo tormentone mediatico), di uscire da questa empasse e di creare un evento originale: "tirando dentro" gli spettatori, coinvolgendoli il più possibile.
Non solo qualcuno in prima fila, come avviene a volte: proprio tutti. Con prevalenza naturalmente per le file di poltrone più avanzate (davvero piacevolmente "torturate" e coinvolte dall’attore), ma senza risparmiare nessuno, nemmeno in galleria: prova ne sono i cori che il "Cornacchione comunista" dei minuti iniziali ha organizzato con tutta la platea contro il "Cornacchione Pro Silvio" che stava per arrivare.

Risultato? Un pubblico varesino che si è stentato a riconoscere: più sbragato del solito, pronto davvero a partecipare e dire la sua in uno spettacolo in cui gli attori stavano da entrambe le parti del palco, divertentente proprio perchè di proprietà di tutti quelli che vi partecipavano.
Una formula davvero originale di concepire il teatro e rendere unica ogni sera la performance di Cornacchione. Più ancora degli accenni di attualità o geografici (da Fossa alla Malpensa, dalla Lega alle delocalizzazioni) inseriti qua e là per parlare di Varese: giusto dei piccoli accenni, che non riescono a soddisfare chi ha visto passare di qua il mago della territorializzazione dello spettacolo Beppe Grillo.

La parte più debole dello spettacolo è stata, senza dubbio, quella in cui Cornacchione è da solo con sè stesso, a recitare senza spalle una parte conosciuta e già vista. Ma è storia che si dimentica subito, appena ritenta disperatamente di far diventare l’intero pubblico varesino da "Comunista" ad "Amico di Silvio": e alla fine ci riuscirà, ovviamente e malgrado la grande resistenza trovata, con mezzi decisamente Berlusconiani.

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Pubblicato il 14 Maggio 2005
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