Biennale by Espana
Aperta tra le polemiche la 51 Biennale d'Arte di Venezia. L'arte internazionale va in scena
Si apre tra le polemiche la 51 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e come potrebbe essere altrimenti. La critica si spacca in due: c’è chi difende, come Gillo Dorfles, le scelte delle curatrici e c’è chi condanna fortemente la selezione delle opere esposte, in primis il Ministro della Cultura Rocco Buttiglione. Come spesso capita in manifestazioni di questo genere, nella miriade di artisti proposti è facile trovare di tutto un po’: opere davvero interessanti, quelle provocatorie, alcune banali. Nel complesso però questa edizione, tutta spagnola, della Biennale offre diversi spunti, sopratutto nelle due mostre all’Arsenale e al Padiglione Italia dei Giardini. Un allestimento chiaro e una scelta molto accurata degli artisti nel primo, vengono introdotti dall’opera pop dalla pungente ironia di Joana Vasconcelos con un gigante lampadario realizzato da 14.000 assorbenti. Un’opera provocatoria che modificando la scala delle proporzioni ed il significato di ciò che rappresenta vuole idealmente dare luce alla Biennale ed al visitatore. Impossibile parlare di tutti gli artisti presenti ma vale la pena segnalarne alcuni che qui in Biennale riconfermano un importante ruolo nel panorama internazionale. Dal video di Adrian Paci, che prosegue nella sua ricerca di rilettura di un passato legato alla sua terra, l’Albania, e di un sentimento latente che non è nostalgia né desiderio, ma rilettura di un passato trasformato in presente.
Una forte denuncia verso le ingiustizie sono “gridate” da un gigantesco ippopotamo realizzato da Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla, che non può passare inosservato. Coperto di melma di canale accoglie sulla sua groppa un informatore che fischia ogni qual volta legge la cronaca di una ingiustizia. Ancora ingiustizie e racconto di persone emarginate sono al centro della grande fotografia di Bulent Hangar, dove le sue serie immagini rappresentano figure malinconiche e indisitinte.
Per Bruna Esposito, una dei pochi artisti italiani invitati, la scelta cade su una installazione in cui leggerissime bucce di cipolla dal colore di perla giacciono su un freddo piedistallo di marmo. Un desiderio espresso di trovare la delicatezza che collega l’eterno al caduco. Non può passare inosservata l’opera di Mariko Mori che porta direttamente dal Giappone un’enorme astronave Ufo color madre perla con destinazione Universo globale.
Certo la mancanza di artisti italiani nel padiglione Italia ai Giardini fa sentire il suo peso, sebbene spesso molti artisti superino i confini nazionali per lavorare all’estero, così come molti autori stranieri hanno trovato in Italia terreno ideale per la loro produzione, diventando quindi difficile una vera definizione di identità, i tre artisti invitati non possono dare un panorama complessivo della ricerca artistica italiana.
Ancora una volta i video risultano essere le opere più interessanti; da quello di Robin Rhode all’operadi Chen Chien-jen, e non mancano i grandi maestri come Francio Bacon e Antoni Tapis.
Si conferma inoltre la ricerca di Loris Cecchini, che con monologue-patterns avvolge lo spettatore in una casa ideale e prosegue il progetto inaugurato con la grande installazione realizzata a Gallarate in occasione del Premio Gallarate Z.A.T. Zone Artistiche Temporanee lo scorso anno.
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