Iran, eletto il candidato fondamentalista
Mahmud Ahmadinejad, rappresentante dell'ala oltranzista del regime teocratico sciita, è il nuovo Presidente della Repubblica islamica
Il giorno dopo le elezioni presidenziali in Iran il mondo si interroga sulle loro conseguenze. Sorprendente è risultata agli occhi dei più la netta affermazione del candidato conservatore Mahmud Ahmadinejad, 49 anni, eletto dal 61,6% degli elettori (elevato comunque l’astensionismo, che ha raggiunto il 40,2%). Bocciato Hashemi Rafsanjani, già presidente della Repubblica islamica tra il 1989 e il 1998 e noto per la sua capacità di mediazione tra le posizioni ultraconservatrici, di cui Ahmadinejad è portavoce, e le spinte riformatrici di cui si è fatto in parte inteprete il presidente uscente Mohammed Khatami. Ahmadinejad è peraltro il primo laico dalla rivoluzione del 1979 a diventare presidente dell’Iran.
Nelle sue prime dichiarazioni, il neopresidente è sembrato voler mostrare una certa moderazione, ma ha anche ribadito che non saranno più tollerati "rilassamenti" nella rigida legge islamica che regge il Paese fin dalla rivoluzione nazionale che estromise lo Shah, Reza Pahlavi, e quegli interessi economici occidentali (petrolio) e in primo luogo angloamericani che dominavano l’antica Persia. L’ayatollah Alì Khamenei, guida della Rivoluzione e successore di Khomeini nonchè strenuo difensore della più stretta ortodossia, ha salutato con sooddisfazione la vittoria di Ahmadinejad, augurandosi che il grande nemico, gli Stati Uniti, possano essere "umiliati nella loro più profonda essenza" dal voto popolare. Ma proprio questo, giunto al termine di anni in cui soprattutto i giovani si sono mostrati marcatamente riformisti e desiderosi di aperture al modello occidentale, induce a qualche riflessione. Vi sono state voci di brogli e pressioni organizzate dal Basij, la milizia popolare islamica, in favore del vincitore; più in generale, è probabile che molti giovani, disgustati, non siano neppure andati a votare, tanto che il candidato riformista non è arrivato neppure al ballottaggio. L’elemento che più preoccupa gli osservatori internazionali, più ancora che la sterzata in senso conservatore del Paese, è la corsa dell’Iran alle armi atomiche. Il braccio di ferro su questo punto è destinato a durare ancora a lungo; ma ben difficilmente gli USA concederanno all’Iran di diventare potenza nucleare come è avvenuto per il Pakistan, unico Paese islamico a possedere la Bomba.
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