L’ebreo errante di Joseph Roth
Un libro necessario per conoscere un mondo che donò all’Europa un sapore inconfondibile, profondo e acuto
“Ebrei erranti” (1927) è un libricino piccolo piccolo che racchiude un grande affresco di un mondo che non c’è più. Joseph Roth racconta l’epopea degli ebrei orientali in occidente, agli esordi del nazifascismo nel Vecchio Continente. La guerra, la rivoluzione russa, il crollo della monarchia austriaca li spingeva ad Ovest.
Un libro necessario per conoscere un mondo che donò all’Europa un sapore inconfondibile, profondo e acuto.
Roth smantella alcuni pregiudizi sugli ebrei motivando ad esempio la loro scelta di specializzarsi nel commercio. «Dovevano pur cercarsi un mestiere. Lo trovarono nel modo più semplice nel commercio, che non è affatto un mestiere semplice. Diventare commercianti in Occidente significò rinunciare a se stessi…si smarrirono la loro malinconica bellezza li abbandonò».
Gli ebrei orientali portavano nel loro peregrinare secoli di tradizioni e complicazioni, di pensiero sofisticato e grande umanità. Dietro ognuno di questi ebrei si intravede la figura del rabbino che «in un anno ascolta i destini più strani, e nessun caso è tanto complicato che egli non ne abbia udito uno ancora più intricato».
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