Quo vadis, Salvatores?
Il nuovo film del regista premio Oscar per Mediterraneo scava nell’animo umano, nell’attualità italiana attraverso le regole del film di genere
C’è tanto cinema nell’ultimo lavoro di Gabriele Salvatores, un autore ormai riconosciuto non solo per l’Oscar avuto per Mediterraneo più di dieci anni fa, ma per molte opere coraggiose e mai semplicistiche. Da allora Salvatores ha raccontato molte storie, non solo fughe, non solo commedie, ma ha anche osato, ha cercato di andare oltre un certo cinema italiano che cercava di nascondersi in due camere e una cucina. Salvatores ha sperimentato con la fantascienza (Nirvana), con la visionarietà e l’ossessione (Denti), con la letteratura di un’Italia nascosta (un bellissimo Io non ho paura). Oggi tocca a un inesplorato noir, con Quo vadis, baby?
La storia di Giorgia, investigatore privato che si occupa prevalentemente di casi di adulterio, si ritrova a indagare sul suicidio della sorella, avvenuto 17 anni prima. Scavando nel passato anche la sua vita cambia, si mobilita, prende delle pieghe inaspettate. Giorgia non ama il cinema, ma la sorella si era trasferita a Roma per diventare attrice di cinema. Ed è proprio il cinema che invade Giorgia in tutte le sue forme: parlando con la gente, con le locandine appese ovunque, con le videocassette/confessione della sorella. Testimonianze con cui Giorgia ripercorre, insegue, scopre il passato, fino anche a rifiutarlo.
Salvatores ha un’idea di cinema capace di adattarsi alle esigenze della storia ed è proprio questa caratteristica, una grande versatilità, che lo rende uno degli autori più originali e coraggiosi del nostro cinema. Tanto coraggioso da aver trasformato le regole e i personaggi di un classico film noir, in un ambiente italiano (Bologna/Roma) malato, sporco, piovoso, nero all’esterno e soprattutto all’interno dei suoi protagonisti.
Quo vadis, baby? non va scambiato per un semplice film di genere, è un’opera che ha coraggio da vendere, e per chi vuol vedere ha molto da mostrare su quello che stiamo diventando.
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