Cina-Italia sola andata, fermati in 15

La banda faceva arrivare i connazionali con il visto turistico, per poi indurli allo sfruttamento e alla prostituzione

Cinquemila euro solo andata, biglietto all inclusive per le principali città turistiche italiane, più altri settecento per l’alloggio. Poi una vita di stenti passata a lavorare da schiavi nei retrobottega di quelli che avrebbero dovuto essere i datori di lavoro. Questo traffico di clandestini lo ha scoperto la squadra mobile di Milano, che ha arrestato e perquisito numerosi cittadini cinesi, accusati di aver introdotto in Italia decine di loro connazionali.

 

L’ingresso in Italia per i cinesi era di classe turistica Ads (Authorized Destination Status), frutto di un accordo siglato tra i Paesi della Ue e la Cina: consente a gruppi di almeno cinque persone, accompagnate da guide, di entrare in Europa e di soggiornarvi per un periodo non superiore a un mese. Con questo astuto sistema le “guide” attiravano in Italia i propri connazionali, con le classiche promesse di trovare loro un lavoro stabile e un’abitazione adeguata, per poi indurli alla prostituzione e allo sfruttamento.

 

Il  Gip di Milano ha emesso 15 ordinanze di custodia cautelare, tutti organizzatori del traffico. Le persone, regolari, destinavano i propri connazionali provenienti dalla Cina anche verso Spagna, Portogallo, Francia e Germania. Devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata a procurare l’ingresso illegale di immigrati e di favoreggiamento all’ingresso di clandestini. Le perquisizioni sono state una ventina. Due gli appartamenti sequestrati. Le indagini sono state estese anche nelle province di Cagliari, Macerata e Teramo. Tra le persone finite in carcere il presidente dell’ Associazione dei cinesi di Shandong nel nord Italia.

 

Le indagini sono cominciate il 18 febbraio scorso in una casa di via Paolo Sarpi 58, la China Town di Milano, tra le città che vede la maggior presenza di lavoratori cinesi in Europa, seconda solo ad Amsterdam: sono state trovate 16 persone senza passaporto. Infatti le indagini hanno appurato che i visti e i documenti dei cinesi venivano sequestrati ai loro possessori, per poi essere rispediti in Cina, in modo da far apparire tutto regolare alle autorità cinesi e italiane.  Una delle basi principali dei trafficanti era Malpensa, dove un cinese è stato seguito fino a Milano.

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Pubblicato il 26 Luglio 2005
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