Giovannino Guareschi: questo è un uomo
Fu capace con i suoi scritti di inimicarsi l’intero arco costituzionale: ferocemente anticomunista, fu inviso alla sinistra, ma per non commettere ingiustizie seppe guadagnarsi anche gli strali della destra che gli costarono otto mesi di carcere
«Ebbene, qui occorre spiegarsi: se i preti si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba personale, affari interni miei. Quindi: ognuno per sé e Dio per tutti».
Era fatto così Giovannino Guareschi, e così, nel 1948, presentava la sua prima raccolta di racconti dedicata a due personaggi che, oggi, sono entrati nella nostra mitologia: il prete Don Camillo ed il Sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, per tutti Peppone.
Ne parliamo qui perché ci piace anticipare il fatto che nella festa di Varesenews del prossimo settembre dedicheremo uno spazio alle pellicole ispirate ai racconti di Guareschi. Dei sette film prodotti ne proietteremo cinque, i primi, quelli in bianco e nero interpretati da Fernandel e da Gino Cervi.
Splendidi film, ottimi attori, ma principalmente un grande autore ed un uomo davvero speciale. Nato nel 1908, il Primo Maggio si noti bene, Giovannino Guareschi fu capace, nel corso della sua carriera di giornalista e polemista, oltre che di novelliere, di inimicarsi praticamente l’intero arco costituzionale. Ferocemente anticomunista, fu inviso alla sinistra, ma per non commettere ingiustizie seppe guadagnarsi anche gli strali della destra, riuscendo a passare otto mesi in carcere, a Parma, per aver pubblicato sul "Candido"dei documenti, risultati poi falsi, relativi al democristiano De Gasperi.
Nel tempo in cui l’Italia era divisa tra Destra e Sinistra senza possibilità di fuga (a differenza di quanto accade oggi…) Guareschi scelse di essere coerente ai suoi personali princìpi, schierandosi dalla parte dell’intelligenza critica contro l’adesione acefala alle ideologie, da qualsiasi parte provenissero.
D’altra parte l’uomo, membro del Regio Esercito Italiano, aveva rifiutato, dopo l’otto settembre del ’43, di aderire alla Repubblica di Salò ed era stato per questo internato dai Tedeschi in un campo di concentramento: "S’è trattato d’una esperienza singolare perché, a un certo momento, i miei alleati m’hanno fatto prigioniero inviandomi in un Lager vicino a Brema. Qui i miei nemici inglesi sono venuti a liberarmi dai tedeschi; poi, fortunatamente sono arrivati gli americani a liberarmi dagli inglesi". Forse sta tutta in queste poche righe l’avventura umana di Giovannino Guareschi, coerente fino all’autolesionismo, spigoloso eppure acuto osservatore degli uomini e del mondo, ironico ed autoironico, tanto lucido da parere cinico, ma in realtà innamorato della vita e delle sue terre della Bassa. Anni dopo potremo trovare un simile amore in un altro "bassaiolo" di rango, Gianni Brera, dotato di una scrittura tanto diversa da quella di Guareschi ma a lui tanto simile nella passione per le proprie radici.
A proposito di scrittura, visto che di libri in fondo parliamo, quella di Guareschi rappresenta, almeno per il sottoscritto, una delle più felici sintesi tra il rispetto della lingua italiana e la semplicità nell’esprimersi. Frasi brevi, costruzioni chiare, vocabolario ricco ma insieme comprensibile, in definitiva rispetto per il lettore. Guareschi scrisse molto prima che Pennac, in "Come un romanzo" parlasse dei diritti del lettore, ma ha dimostrato di conoscerli benissimo.
Se un consiglio possiamo permetterci di dare, prima di salutarci per una breve "vacanza", è quello di approfittare delle edizioni B.U.R. per rileggere il Signor Giovannino Guareschi. Le sue pagine sono parte della nostra storia ed anche della nostra letteratura. Ci vediamo a settembre con Gino Cervi e Fernandel.
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