“In materia di brevetti l’Italia va controcorrente”
Alla Liuc due giornate di studio in tema di proprietà intellettuale e mercati dell'informazione
Brevetti, diritti d’autore ed altre forme di protezione della proprietà intellettuale, sono strumenti per promuovere l’attività di ricerca e innovazione o istituti per sbaragliare la concorrenza ed ottenere una posizione di monopolio? Il dibattito, su questo tema, si è aperto oggi, all’Università Cattaneo di Castellanza, dove docenti ed esperti italiani ed internazionali si sono confrontati presentando studi e ricerche. L’incontro, intitolato “Law and economics of intellectual property” e coordinato da Giovanni Ramello, docente dell’Istituto di Economia della Liuc, proseguirà anche nella mattinata di domani, sabato 23 luglio.
«La proprietà intellettuale è oggi un notevole motore della ricerca tecnologica. I diritti d’autore, ad esempio, costituiscono la voce principale dell’export statunitense – ha spiegato Ramello – in queste due giornate di studio cercheremo perciò di approfondire questi temi e di andare oltre il loro aspetto giuridico, cercando magari di far luce sulla loro valenza economica e sui loro effetti sui mercati e sulla produzione di conoscenza».
Gli argomenti affrontati sono moltissimi: dagli effetti internazionali delle norme a tutela della proprietà intellettuale, alle recenti evoluzioni normative in materia di database e di DRM (digital right management) al rapporto tra brevettazione e open science, alla pirateria e al file-sharing. Questi ultimi temi sono stati al centro dello studio presentato da Ramello: «Abbiamo analizzato il fenomeno pirateria prestando la massima attenzione al comportamento dei consumatori. Oggi, le cause legali intraprese dalle aziende discografiche nei confronti di chi condivide gratuitamente file e musica on line sono circa 4 mila: quello che abbiamo cercato di capire è se ricorrendo alle vie legali oltre a contrastare la pirateria si può anche permettere di rilanciare la domanda di questo settore. Particolarmente interessante è stato il risultato che abbiamo ottenuto: questo comportamento premette naturalmente di arginare il fenomeno pirateria ma senza garantire effetti positivi sulla domanda. La società è cambiata, il pubblico che condivide musica e file on line è composto soprattutto da giovanissimi con limitate disponibilità economiche e spesso già impegnate in altri interessi. Molto probabilmente, se la musica non fosse gratuita passerebbe automaticamente in secondo piano». Ramello ha inoltre commentato la recente decisione del Parlamento europeo di bocciare la proposta di direttiva che prevedeva l’obbligo di brevettazione delle nuove invenzioni sui software: «I software sono già attualmente protetti da copyright, non è detto che inserendo una nuova legge che regoli la stessa materia si possa fare chiarezza. Forse potrebbero essere più utile ideare altri strumenti come ad esempio di un diritto specifico».
La forte attualità di questi temi è stata evidenziata anche dall’intervento dell’ospite d’onore del convegno, Frederic Michael Scherer, uno dei più importanti studiosi dell’economia industriale moderna, nonché direttore dell’ufficio economico della US Federal Trade Commission, l’autorità antitrust americana. Ad aprire il dibattito di questa mattina è stato proprio il suo intervento dedicato alla forte relazione tra l’innovazione, la brevettazione e le posizioni monopoliste. Scherer ha passato in rassegna i casi emblematici di monopolio negli Stati Uniti: dalla Standard Oil, alla Xerox, dall’IBM all’esperienza del colosso Microsoft.
«In questo contesto assume particolare importanza la brevettazione universitaria ed la fase del trasferimento tecnologico dalle Università alle imprese», ha commentato Fabio Montobbio, docente di economia industriale all’Università dell’Insubria di Varese – il problema generale è quello di individuare la forma legislativa ottimale per trasferire innovazioni e nuove tecnologie dalle università alle imprese. La tradizione normativa attribuiva alle università la proprietà dei brevetti registrati dai loro professori. Le imprese, in questo caso, provvedevano ad acquistare successivamente i brevetti dagli atenei». Montobbio è uno dei relatori che ha approfondito il tema delle conoscenze e dei brevetti con particolare attenzione al caso italiano: «L’Italia si trova in una posizione molto singolare e un po’ “controcorrente”. Nel 2001 ha introdotto il “professor privilege”, un istituto che assegna ai docenti la titolarità dei propri brevetti. In questo caso però, l’Università va a perdere tutti i fondi pagati dalle imprese per l’acquisto dei diritti di proprietà sulle ricerche e le innovazioni. La decisione di introdurre questo strumento è particolarmente curiosa anche perché negli stessi anni molti altri paesi, come gli Stati Uniti e la Germania, lo stavano abbandonando».
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