“Io, benedetto da un vescovo per liberarmi dal Male”

Morsi e sigarette spente addosso per chi lasciava il gruppo; Mirko Lattanzio, che conobbe le Bestie di satana tra il '97 e il '98, racconta la sua breve ma traumatica esperienza

Un testimone confuso, impaurito, incerto, incalzato dal procuratore Pizzi e dalle domande della difesa degli imputati, e che si è sentito male per l’agitazione prima ancora di sedere al banco dei testimoni. Così si è presentato Mirko Lattanzio, artigiano di Busto Garolfo e testimone chiave nell’udienza odierna del processo alle Bestie di Satana. Il giovane aveva fatto conoscenza con i mebri del gruppo che sarebbe poi diventato le Bestie di satana nel ’97. Presto i membri del gruppo – tra i quali a detta del testimone spiccavano per carisma Paolo "Ozzy" Leoni e Mario Maccione – gli avrebbero chiesto di realizzare per loro alcuni oggetti – ciondoli, anelli, croci rovesciate, che il giovane artigiano creò senza farsi troppe domande.

Lattanzio fu "iniziato" alla setta facendogli bere due bottiglie di Prosecco e invertire le scarpe. In seguito venne il momento del patto di sangue, celebrato al Parco Sempione, e del quale il testimone ha rilasciato agli inquirenti due versioni non del tutto coincidenti, come hanno fatto notare gli avvocati della difesa. Anche in questo caso il giovane e i presenti (vengono ricordati i nomi di Chiara Marino e di Serena, la fidanzata di "Ozzy", ma sono citati anche Leoni stesso, sapone, e Zampollo) si erano bucati un dito con un ago per trarne sangue da mescolare poi in una coppa con del vino, e berne tutti, pronunciando quindi alcune formule a suggello del patto. Ai tempi, Lattanzio prese il tutto per una "goliardata". Un altro rito rievocato con gli inquirenti da Lattanzio ebbe luogo a Ceriale, in Liguria, di fronte al portone del locale castello (probabilmente la torre saracena, ndr), con i mebri del gruppo in cerchio. Sarebbe stato in tale occasione che Mario Maccione si sarebbe "gonfiato", i capelli rovesciati sul viso, la bava alla bocca, come posseduto, assumendo sembianze fisiche apparenti più simili a quelle di un culturista che alle proprie, secondo il racconto del testimone, mentre gli altri ragazzi si allontanavano sbigottiti.

I rapporti tra Lattanzio e gli altri membri del gruppo, che usavano trovarsi a casa di "Ozzy", specialmente il sabato, oppure alla Fiera di Senigallia, presso le Colonne di San Lorenzo a Milano, erano piuttosto stretti. Il giovane aveva allora una relazione con Chiara Marino. Poco tempo dopo, tuttavia, Lattanzio scoprì Chiara mentre lo tradiva con Nicola Sapone; in realtà, sempre secondo il testimone, la ragazza avrebbe avuto una relazione anche con "Ozzy", "il vero capo carismatico, uno che metteva soggezione e che decideva per il gruppo". Questo fu uno dei primi elementi che fece staccare Lattanzio dal gruppo, ma soprattutto non gli piacque l’idea di "allargare la banda"; il nuovo arrivato "Lupo", ovvero Andrea Volpe, l’aveva subito preso in antipatia. Inoltre, Lattanzio aveva assistito ad alcuni pesanti episodi di violenza che lo avevano segnato. Appena giunto nel gruppo, aveva visto la "cerimonia" di abbandono del medesimo da parte di un ragazzo, che sarebbe stato ferocemente morso ad un braccio da Paolo "Ozzy" Leoni, oltre a subire bruciature con sigarette accese da parte degli altri ragazzi. Lo stesso rito sarebbe stato poi perpetrato ai danni di Fabio Tollis, "colpevole" di avere mostrato interesse per Serena Saggiolo, la ragazza di "Ozzy". «Spero che ora avrai capito che questo non deve accadere mai più» avrebbe detto Serena a Fabio, che da parte sua avrebbe sopportato il trattamento, infertogli dal solo "Ozzy", senza fiatare. «Io non riuscivo a fare queste cose, non presi parte a queste violenze, pur essendo presente» ha detto Lattanzio.

Mirko riuscì, alla fine, ad uscire dal gruppo senza subire conseguenze di questo tipo: semplicemente, non lo frequentò più. Tuttavia, secondo quanto riferisce, Nicola Sapone, che abitava nella vicina Dairago, sarebbe venuto più volte ad appostarsi sotto casa sua. Lattanzio si sentiva perseguitato, in preda alla paranoia, un inquietante parallelo, secondo alcuni, con quanto avvenne ad Andrea Bontade, poi "suicidato" dalla setta secondo l’accusa. «Cercai anche un padre esorcista che operava a Buscate, ma non lo trovai. Poi Davide, un mio amico, tramite una zia mi fece incontrare un vescovo (non è stato specificato chi, ndr) che mi benedì. Ora non vado più a Milano da sette anni, e ho sempre paura». Un terrore che dura nel tempo, e che le incertezze e i «non ricordo» di più di un testimone colorano di una luce sinistra, la stessa forse vista da chi, come Mirko, ha toccato le fiamme dell’inferno e se ne è ritratto sgomento.

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Pubblicato il 19 Luglio 2005
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