Le contraddizioni della destra tra intolleranza e ignoranza

I partiti del centrosinistra gallaratese intervengono uniti sulla questione moschea e sull'atteggiamento di chiusura dell'amministrazione Mucci

Riceviamo e pubblichiamo

La storia politica del nostro Paese, grazie alla lotta di Liberazione, è piena di valori come Democrazia e Libertà che devono diventare patrimonio collettivo.

 Forse è Gallarate che rappresenta un’ anomalia dal momento che Amministrare la cosa pubblica è considerato un affare privato e riservato.

Con “l’affare moschea” saltano letteralmente agli occhi le contraddizioni in cui è immersa la nostra città, città ormai da dieci anni governata (male) ininterrottamente dalla Destra e che appare sempre più senza una guida sicura.

 Contraddizioni che investono diversi settori della vita cittadina e che scoppiano nel momento in cui le persone si rendono conto a loro spese dell’incapacità politica ed amministrativa dell’Amministrazione Comunale

La destra gallaratese, in linea con quella italiana, ha espresso posizioni di intolleranza  nei confronti della comunità musulmana, giustificandole col timore dell’ “invasione islamica”, con la paura di uno sconvolgimento delle nostre tradizioni, di una minaccia alla nostra “identità” nazionale. Il terrorismo su scala globale è una minaccia vera, che deve essere fronteggiata e spenta. Ci sono sempre cause dell’agire umano, ma la deliberata scelta del terrore non può trovare giustificazione alcuna: essa appartiene all’ordine dei crimini contro l’umanità. La guerra non rappresenta una risposta, e non può essere riconosciuto a nessuno il diritto alla guerra preventiva. La lotta al terrorismo è persa se le contraddizioni del presente deflagreranno in un conflitto di civiltà, a sfondo etnico e religioso.

 Il nemico non è lo straniero, semmai l’ignoranza e l’intolleranza, proprio quei sentimenti che il Centro Destra  alimenta con le sue politiche sull’immigrazione.

Un paese democratico non può imitare i comportamenti autoritari di regimi illiberali se no diventa come loro. Da sempre l’Europa democratica, con l’istituto stesso dell’asilo politico, riconosce e valorizza l’esistenza di asimmetrie tra la propria libertà e la negazione di libertà in altri paesi, ammettendo alla prima chi voglia sfuggire alla seconda. Ad esempio, se negassimo i diritti sindacali per i lavoratori immigrati che vengono da paesi che ne sono privi , se non consentissimo a intellettuali che vengono da paesi antidemocratici di esprimersi, la nostra democrazia diventerebbe pessima. E poi  non è vero che gli ordinamenti dei paesi a maggioranza islamica siano prevalentemente intolleranti. Il cristianesimo è trattato frequentemente con misure più tolleranti di quanto non accada fino ad oggi con l’Islam in Italia. In alcuni paesi a maggioranza musulmana, come Libano, Senegal e Giordania, le principali festività cristiane sono festività nazionali.

Le richieste condivise dalle diverse organizzazioni islamiche sono compatibili con la nostra legislazione e i nostri costumi: la possibilità di allestire luoghi di culto è tutelata dalla Costituzione della Repubblica Italiana dove al paragrafo che si occupa di rapporti civili all’art. 19. recita: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. E inoltre all’art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti.  In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Chiariamo quindi il fatto che le moschee non sono una "chiesa" musulmana, ma un luogo che ha nell’ Islàm la sua funzione e le sue norme.  La moschea, in quanto centro socio-politico-culturale musulmano, non può pertanto entrare nella categoria dei "luoghi di culto", non essendo esclusivamente un luogo di preghiera.

La moschea è il luogo dove la comunità si raduna, per esaminare tutto ciò che la riguarda: questioni sociali, culturali, politiche, come anche per pregare; tutte le decisioni della comunità si prendono nella moschea. Voler limitare la moschea a "un luogo di preghiera" è fare violenza alla tradizione musulmana.

Tenuto conto della natura polivalente  della moschea nella tradizione musulmana, l’osteggiare la costituzione  di moschee, come ha fatto e persegue l’amministrazione gallaratese diventa un atto politicamente grave e favorisce il contrasto tra la popolazione musulmana e quella non musulmana  Invece si sarebbe potuto  favorire l’integrazione della popolazione musulmana nel tessuto della società italiana e gallaratese

Ribadiamo la convinzione in base alla quale le istituzioni hanno il compito di fare rispettare le leggi ma hanno anche il dovere primario di aiutare i cittadini a risolvere i loro problemi.

Un sindaco che si limita a dire no o a fare sigillare le porte è simile ad un automobilista che,vista la spia che segnala un guasto ai freni, strappa i contatti elettrici.

La spia non si accende più ma il problema rimane e le conseguenze immaginabili.

Giorgio Bisaccia  DS
Simona Silvestri  Margherita DL

Osvaldo Bossi PDC
Stefano Rizzi  PRC
Calogero Casà  SDI

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Pubblicato il 19 Luglio 2005
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