Poeticità dimenticate
È tinto di rosa il nuovo libro di Martina Corgnati dall’impressionismo al nuovo millennio. Edizioni Mondadori
C’è un tempo femminile per l’arte?
Se c’è pone differenti modalità espressive o percorre vie parallele alla preponderanza maschile nello stesso campo d’indagine?
Sembrerebbe di si, se approfondiamo le esperienze pittoriche rigorosamente messe in campo dall’indagine storico critica condotta nel libro di Martina Corgnati “ARTISTE” –dall’impressionismo al nuovo millennio — edito da Bruno Mondatori.
Nell’affermarlo però, allo stesso tempo , affermiamo che la specificità del fare arte non sta tanto in modalità operative più femminili, semplicemente nella tenacia espressiva e nella conquistata posizione sul campo del lavoro artistico femminile, consapevoli inoltre, che l’altra metà dell’arte appartiene alla stessa e unica sfera dell’arte.
Detto così sembrerebbe che il mondo dell’arte viva, nel suo inconscio collettivo, una sorte di conflitto interno, dove le differenze biologiche, maschile-femminile, sembrano i soli termini di un reciproco scontro.
Il conflitto è più ampio, ci ricorda M. Corgnati, perché parte da un ritardo culturale fortemente presente in tutta la società di fine ottocento, legato ad una dimensione, idealistica e a-storica della funzione dell’arte, di derivazione rinascimentale e legato ad una concezione del mondo e della cultura come prolungamento del potere maschile.
Una connotazione fortemente ideologica che anche tuttora mostra il femminile come semplice oggetto del desiderio, come musa ispiratrice o più semplicemente vede nella donna l’oggetto sessualmente disponibile, privo di qualsiasi autonomia.
Le ben documentate indagini, biografiche ed estetiche, che il testo pone in luce, attestano decisamente questo retaggio conflittuale, anzi, ne fanno lo spartiacque per una rivendicazione di territorio e di dimensioni culturali diverso da quel potere maschile tenacemente chiuso a difesa di qualsiasi partecipazione che non sia quella omologa allo status maschile.
E se già a partire dal tardo ottocento, con gli Impressionisti, Berthe Morisot, Suzanne Valadon, Camille Claudel e Mary Cassat, non sono solo dei semplici nomi nella più ampia banda dei pittori del momento; le stesse finiranno per essere, sia durante il loro manifestarsi sia successivamente, relegate a ruoli di amanti del pittore o mogli dello scultore piuttosto che essere valutate per la chiarezza della loro ricerca pittorica, per la ricchezza della loro diversità plastica, per l’intensità della loro passione estetica.
Un aspetto hanno però in comune tutte le artiste che si sono affiancate al mondo maschile della pittura, dall’inizio secolo sino al primo dopoguerra e oltre, quello d’essere state, appena dopo le rispettive morti, da subito dimenticate
C’è, però, in questo così chiuso mondo dell’arte, un piccolo aspetto che non può essere sottaciuto e che mostra anche la contraddittorietà della cultura occidentale; la funzione e l’importanza delle artiste russe in seno alla rivoluzione d’ottobre del 1917 e alle novità sperimentali portate dalle avanguardie storiche.
Mentre in molta parte d’Europa ancora si battagliava per conquistare diritti pubblici (università, voto, lavoro….) le donne della borghesia russa potevano, al pari dei loro compagni, frequentare l’università, così non scivolarono nell’errore occidentale d’essere solo figlie o madri di altrettanti illustri personaggi, seppero porsi in primo piano, seppero scegliere con autonoma vocazione di partecipare alle varie esperienze costruttiviste, cubo-futuriste, suprematiste. In piena e consapevole libertà .
Un fatto dirompente nella cultura prettamente maschile dominante l’epoca, dove la donna veniva pensata come essere non in grado di elaborare pensieri astratti.
Ma il libro non vuole essere un testo di denuncia o di lotta tra due mondi; suddiviso in una decina di capitoli dai contenuti storico-tematici, sviluppa un’indagine in cui le differenti dimensioni culturali dei molti movimenti artistici sono raffrontati nei diversi contesti e in cui il valore delle opere prodotte è il soggetto e l’oggetto primario per ogni possibile valutazione storico-critica.
Così i percorsi legati all’amore e all’eros, al rapporto tra uomo e natura, alle tematiche del tempo, alla vita, alla morte, o a quelle della maternità, arricchiscono di storie e nomi il serbatoio della storia artistica di questo novecento riportando a galla, dal limo dell’oblio, personaggi che dalla fine del secondo conflitto mondiale hanno avuto, rispetto ai loro compagni d’avventura, una funzione trainante ma che la storia, tutta maschile, ha presto relegato in un’ imbarazzante dimensione piena di vuoti di memoria.
Se, sottotraccia, negli argomenti trattati dal libro è possibile respirare la militante consapevolezza di un’appartenenza ad un preciso mondo, la testarda risistemazione delle storie e dei suoi personaggi femminili ci regala un materiale biografico vastissimo e aggiornato oltre ad essere arricchito da lucide analisi sulle opere trattate.
Nel restituirci personaggi che hanno saputo tradurre e convivere con la realtà socio-politica di un intero secolo Martina Corgnati offre, nel contesto dell’impostazione del suo libro, continui spunti di riflessione legati a dinamiche culturali che mai hanno formato blocchi monolitici ma che attraverso interessi comuni e spesso divergenti hanno saputo sciogliersi nella cultura di un intero secolo in maniera trasversale.
Accomunate tra loro da un forte senso di individualità, testarde ricercatrici di tecniche, stili, non hanno vissuto ai margini ma nel centro delle storie.
E se, sotto certi punti di vista, queste artiste sono state donne dotate di una forte eccentricità, trasgressive e generose nello loro azioni quotidiane da un punto di vista prettamente intellettuale esse seppero comunque sceglier l’anonimato, smitizzare eventi e persone e abitare differenti luoghi. E non morirono di routine.
Nelle opere e nella storia sta il valore estetico dell’arte, anche se la crudezza della storia sembrerebbe negare qualsiasi dimensione poetica.
La linfa vitale delle culture è però lì, nelle radici della storia e delle vicissitudini personali. Non c’è altra ragione, infatti, se i due capitoli finali sono legati alle esperienze estetiche di autrici africane e asiatiche dove le contraddizioni politiche e storiche del loro mondo, di derivazione occidentale, sono ancora più forti e dove, molto spesso, basta un niente perché le istanze di autonomia, di liberazione vengano negate, oppure, come nei lavori di alcune di loro, tradotte in immagini poetiche di per sé liberanti e regalate al mondo in forma di poesia.
Martina Corgnati
“ ARTISTE”
dall’impressionismo al nuovo millennio
edizioni Bruno Mondadori – Milano – 2004
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