Saldi in tutte le lingue. L’integrazione passa dalla pubblicità
In piazza Repubblica un manifesto pubblicitario gigante in italiano, inglese, francese e arabo
Quello che non è riuscito ad una società intera, è riuscito ai saldi di fine stagione. A pochi giorni dalla manifestazione di Forza Nuova contro gli immigrati, è comparso in piazza Repubblica un manifesto pubblicitario gigante con i saldi della "Melablu", catena di negozi di abbigliamento "low cost" frequentata soprattutto dagli stranieri. La parola "saldi" è stata scritta in italiano, inglese, arabo e francese. Sullo sfondo una bandiera multicolore, che ricorda molto quella della pace, con qualche piccola variazione.
Un messaggio commerciale distensivo, dopo le forti tensioni vissute in città a causa dell’omicidio del barista di Besano Claudio Meggiorin, ucciso da un giovane albanese clandestino.
I motivi della scelta pubblicitaria, però, sono di bilancio e non umanitari. La società Barlocco spa, che ha sede in corso Sempione a Busto Arsizio e proprietaria della catena di negozi, si è accorta che anche a Varese gli immigrati sono una risorsa per l’economia. Nei suoi punti vendita, circa 50 in tutta Italia, entrano stranieri per comprare e anche per lavorare. Il primo negozio è stato aperto a Gallarate e poi giù fino alla Capitale.
«Noi rispondiamo a quella che è una spinta del mercato – spiega Ilaria Mori, 23 anni responsabile dell’immagine e portavoce del gruppo Barlocco -. Non c’è stato uno studio classico, ma l’analisi è partita dai negozi stessi, cioè dall’esperienza. Il nostro target è il cliente medio- basso tra cui rientrano anche gli immigrati. Quindi questa scelta di pubblicità multiculturale è stata una scelta di necessità. Questa è una pubblicità istituzionale del gruppo e noi ci rivolgiamo a tutti, immigrati compresi. Sul messaggio della bandiera della pace non posso rispondere, è un segreto».
La pace ha il suo costo. In questo caso basso e ragionevole, perché per la Barlocco spa i circa 2 milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia ( di cui 500 mila nella sola Lombardia) sono una fetta di fatturato rispettabile e irrinunciabile.
In piazza XX Settembre a Varese, recentemente ribattezzata "piazza Tirana", c’è un negozio "Melablu" (foto), frequentatissimo da extracomunitari perlopiù provenienti dal Paese delle aquile. Sulle sue vetrine, grazie ai prezzi contenuti, non s’infrangono né i nasi, né i sogni modaioli occidentali dei molti immigrati che lo frequentano.
Marco Parravicini, fiduciario di Ascom per Varese, non è della stessa opinione. Per lui i 42 mila immigrati presenti nella provincia non sono una risorsa commerciale interessante. «Dati ufficiali sui livelli di consumo degli immigrati nel Varesotto non ce ne sono. Di certo il loro impatto sul nostro mercato è irrilevante. Per noi l’unico extracomunitario interessante commercialmente è lo svizzero. Purtroppo, oltre ad essere protezionisti con il loro mercato, i vicini elvetici non comprano più come una volta».
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