Insubria appena sufficiente? Giudizio immotivato

Giudizi positivi, negativi, dubbi. Tra le tante classifiche sugli atenei italiani, l'università insubre raccoglie pareri contrastanti

Al via da oggi, lunedì primo agosto, le immatricolazione all’Università dell’Insubria. Per molti ragazzi, neo diplomati, è il momento di decidere: quale facoltà e, soprattutto, quale università?Se, per chiarirsi le idee, si sono affidati alle varie guide e classifiche pubblicate nei giorni scorsi sicuramente ne saranno usciti con le idee confuse.

Se il Sole 24 ore pone l’ateneo insubre al ventinovesimo posto su un totale di 74, Italia Oggi, recuperando la guida della rivista Campus, colloca l’ateneo tra i 12 con meno di 10.000 iscritti: l’insubria scende per un pelo dal podio attestandosi al 4 posto. L’Istat, inoltre, premia la preparazione degli studenti che,  a livello statistico, riescono a trovare un’occupazione stabile in tempi più rapidi rispetto ad altre realtà.

E se fino a questo punto l’Insubria si attesta su un livello medio alto, con la guida pubblicata da Repubblica con dati Censis, il nostro ateneo ne esce con le ossa rotte: inserita tra i superlicei, risulta al sesto posto su 8 totali con il "voto universitario" di 79 ( da 66 a 110). Il punteggio si spiega con una situazione decisamente insufficiente nel campo dei servizi, delle borse di studio e per il sito web. Solo le strutture vengono considerate di livello alto. Voti che rasentano la sufficienza vengono assegnati alla ricerca attuata nella facoltà di economia, a quella di medicina e alla didattica di scienze. Una media discreta raggiungono l’insegnamento dei corsi economici ( 89), medici (86), giuridici (97). Unica eccellenza vera è la ricerca dei laboratori scientifici dei due poli insubri che raggiungono il 110
Quello che, però, fa pensare sono gli innumerevoli "Non valutabile" sparsi qua e là, risultati di valutazioni non supportate da dati sufficienti.
Ed è proprio questo il motivo della grande serenità con cui hanno accolto la guida all’Insubria: «La pubblicazione sconta il fatto di poggiare su criteri ormai un po’ obsoleti – commenta Mara Postiglioni, responsabile del settore orientamento – Un esempio per tutti: si parla di borse di studio in modo assoluto senza pensare che nel nostro territorio la qualità della vita medio alta ha portato a ridurre il numero di richieste da parte degli studenti. Se noi abbiamo avuto solo dieci domande e le abbiamo soddisfatte tutte, cosa possiamo farci? Inoltre non si fa parola dei "prestiti d’onore", uno strumento molto attuale che concede finanziamenti a condizioni agevolatissime ai ragazzi degli ultimi anni. La restituzione viene prevista dieci anni dopo la fine dell’iter formativo, dottorati e master inclusi. Non si fa cenno alle nostre 22 fasce di reddito che vengono incontro a tutte le possibili condizioni finanziarie dei nostri studenti».

E se a livello amministrativo il voto penalizzante è grandemente ingiustificato, poco motivato è anche il giudizio di merito relativo alle attività formative: «Non c’è traccia delle molteplici attività che svolgiamo con gli istituti scolastici superiori – prosegue la dottoressa Postiglioni – La nostra ricerca viene sottovalutata unicamente perchè i fondi del Ministero sono limitati, ma abbiamo laboratori di fisica e chimica riconosciuti a livello mondiale.  Inoltre, si ignorano tutte le sovvenzioni private: forse, attualmente, il periodo langue un po’. Gli industriali stanno, per così dire, alla finestra, preferendo aspettare di vedere come evolve la situazione congiunturale. Le nostre strutture hanno un giudizio alto, ma manca dalla valutazione tutto il discorso della progettualità futura: stiamo realizzando un campus e una cittadella universitaria in grande stile. È questione di anni, è vero, ma l’opera è importante. L’insediamento insubre è giovane ma sta crescendo: ha i numeri per diventare una grande realtà».

Sereno si dice anche il professor Giuseppe Armocida: «Di fronte a queste graduatorie non ci devono essere allarmismi nè, tantomento, vanti eccessivi. Gli strumenti di valutazione sono ampiamente imperfetti: alcuni giudizi ti inducono a riflettere, altri lasciano solo il tempo che trovano. Per noi, l’unico giudizio importante è quello dell’Istat che valuta l’occupazione dei nostri laureati. Per il resto sappiamo bene che in questo ateneo esiste un rapporto docente/studente che altri atenei storici non sognano neppure. Abbiamo i nostri limiti, è indubbio, ma grazie a questo rapporto privilegiato riusciamo ad adattarci al meglio».

Se fosse ufficiale, ci si potrebbe rivolgere al Tar per "manifesta ingiustizia". Ma si tratta di una guida con giudizi opinabili: da "usare"con cautela.

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Pubblicato il 01 Agosto 2005
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