Sono “splatter” le tradizioni sulla notte di San Lorenzo
Lacrime o lapilli, non c'è niente di romantico nella tradizione della notte più romantica dell'anno
Se la notte di san Lorenzo evoca per lo più momenti romantici col naso all’insù in luoghi bui, le leggende popolari che "spiegano" questo fenomeno astronomico hanno toni per lo più splatter. Questa notte è infatti, da tempi immemorabili, dedicata al martirio di San Lorenzo (nell’immagine, il capolavoro di Rubens sul tema): secondo una delle tradizioni tramandate, le stelle cadenti sarebbero le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì.
Un’altra tradizione popolare invece vuole che le stelle del 10 agosto vengano chiamate anche "fuochi di San Lorenzo", poiché ricordano il trucido modo con cui si diceva che san Lorenzo morì: su una graticola, di cui le stelle rievocherebebro perciò le scintille volate in cielo.
In realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma più semplicemente decapitato: ma nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo ha preso incovertibilmente piede, tanto che ancora oggi in Veneto un proverbio recita "San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti".
Internet dedica alla notte molte pagine e addirittura un intero sito, dal nome "www.nottedisanlorenzo.it". Tra le tante curiosità in rete, anche la possibilità di comprarsi la propria stella (anche se, francamente, non ve lo consigliamo).
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