Ben Said Feycal, per il paese poco più di uno sconosciuto
L'uomo, espulso dall'Italia con l'accusa di terrorismo, frequantava poco la vita della cittadina. Baroudi: "Ho fiducia nelle istituzioni, ma il clima è pesante"
Ben Said Feycal, il 41enne tunisino espulso nella serata di ieri in applicazione alle norme antiterrorismo, ad Azzate era pressoché uno sconosciuto. In paese in pochi sanno chi sia l’uomo prelevato dalla sua casa, sindaco compreso: «So solo che Feycal era un uomo schivo – spiega Giovanni Nicora, primo cittadino del paese della Valbossa -, usciva poco di casa, non si faceva mai vedere. Non aveva nemmeno mai dato problemi. La cosa non mi stupisce, perché nell’ultimo periodo i controlli sono intensificati». La casa dei Feycal è adiacente al palazzo comunale, in via Fiume, eppure in pochissimi hanno in passato avuto contatti con Ben Said e la sua famiglia. Nello stesso stabile di via Fiume gli uomini dell’Sos della Valbossa lo conoscono solo di vista: «Passava ogni tanto, non ci abbiamo mai parlato. La moglie poi esce molto raramente ed è sempre coperta». La stessa signora Antonia Marturano, la cui madre novantenne occupa una delle cinque case dell’edificio di via Fiume, sa poco o niente dei Feycal: «Vengo qua ogni tanto per accudire mia madre, ho incrociato raramente sia l’uomo che i bambini. La moglie è sempre barricata in casa». L’unica che sembra sapere più degli altri è una signora che esce in bicicletta con i sacchetti della spesa e che non vuole dire il suo nome: «In paese se ne parla da un po’, in molti sapevano che Feycal è coinvolto in traffici poco puliti, ma nessuno sapeva di che tipo. Sarà un problema per la moglie, che ha già cinque figli e ne aspetta un altro».
Il commento di Samir Baroudi, portavoce della comunità islamica varesina, ha due facce: «Ho fiducia nelle istituzioni e nell’intelligence italiane: se una persona è implicata con il terrorismo internazionale è giusto che sia allontanata. Rimango dell’idea, però, che le autorità debbano dare spiegazioni concrete delle loro azioni, per non dare adito a dubbi e non scatenare odi nei confronti del vostro Paese, al centro del mondo arabo e molto amato dagli islamici. Conoscevo Ben Said Feycal, insieme ad altri fratelli abbiamo fondato anni fa l’associazione culturale giovani immigrati a Varese. Non ha mai saputo di suoi rapporti con frange di estremisti. Ribadisco che se una persona è veramente collusa è giusto che sia espulsa, ma dico anche con forza che negli ultimi tempi i controlli sono molto severi, tanti hanno ricevuto multe e controlli la notte o all’alba. Così si terrorizza la comunità islamica, non si tutela la libertà di pensiero, fondamento di un Paese democratico come l’Italia: ci sono senz’altro altri mezzi per prevenire e controllare».
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