«L’euro non c’entra. Il pubblico è diventato più esigente»
Intervista a Paola Furega, direttrice del cinema Impero che presto diventerà una multisala
Il nuovo cinema paradiso è caduto all’inferno. Gli spettatori sono latitanti e le sale di provincia, quelle dove si andava il sabato e la domenica, dove si proiettava un solo film anche per mesi e si compravano caramelle di una sola marca, sono agonizzanti. Le multisala nel sud della provincia, invece, fanno affari d’oro. Cerro Maggiore e Gallarate in qualunque giorno della settimana fanno registrare afflussi record. Impossibile trovare biglietti senza prenotazione in occasione di eventi e debutti. A Saronno hanno studiato una contromisura: ridurre il prezzo del biglietto. C’è però chi, come Paola Furega, direttrice del Cinema Impero di Varese, crede che il problema non sia solo quello.
«Il calo è fisiologico e dipende dall’offerta, dal prodotto, da quello che la gente vuole vedere. Noi era dal 1999 che non ritoccavamo il prezzo del biglietto, eppure il calo c’è stato».
Quando afferma che è un problema di offerta e di prodotto si riferisce anche alla pay tv?
«Certo. Con Sky sono letteralmente scomparse le seconde visioni che una volta alimentavano i cinema di provincia. Quando parlo di crisi del prodotto invece mi riferisco al fatto che non ci sono idee nuove. Perché gli americani continuano a proporre remake?»
Quanto e come è cambiato il pubblico che va al cinema?
«Molto. Io sono nata nel cinema e mi rendo conto che oggi il pubblico è più informato, sa che cosa va a vedere, sia che si parli di un bambino, che vuole vedere il cartone animato, sia di un adulto. La riprova l’abbiamo avuta poco tempo fa, quando siamo usciti in contemporanea con il Festival di Venezia. Ebbene abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico nella saletta blu».
È passata la comunicazione …
«Sì. La gente sapeva che all’Impero c’era quell’evento. La comunicazione è quella che fa la differenza insieme alla struttura e ai servizi che la stessa propone. Inoltre, non dimentichiamo che andare al cinema continua ad essere un fatto di socialità, di relazione, aspetti che la pay tv non ha. Oltre alla magia della visione in una sala che è insostituibile».
È per questo che il cinema Impero sta per essere trasformato in una multisala?
«Oggi il pubblico è più esigente, vuole comfort e servizi. Questa è l’altra causa della sparizione dei cinema medi e piccoli».
È una risposta alla concorrenza agguerrita?
«Non proprio. Oggi c’è più concorrenza, ma ritengo che il multisala di Gallarate non ci abbia portato via spettatori»
Quando finiranno i lavori ? E quante sale avrà il nuovo Impero?
«Alla prima domanda non sono autorizzata a rispondere (sorride ndr). Le sale saranno otto. Abbiamo mantenuto aperta la saletta blu nonostante i lavori in corso per dare un segnale chiaro allo spettatore varesino: noi ci siamo ancora, ci stiamo preparando. Se non lo facevamo noi, lo faceva qualcun altro. Augusto Caravati (il proprietario ndr) come sempre ha guardato avanti, ha rischiato. È una sua caratteristica. Pensi che nel 1966 progettò e realizzò il primo cinema, l’Arca, senza barriere architettoniche».
L’Impero era conosciuto anche come teatro. Nel futuro quella doppia denominazione non ci sarà più?
«Sarà un cinema multisala e basta. Il teatro di piazza Repubblica è più che sufficiente per la città. Abbiamo fatto nell’ultimo periodo una programmazione con le scuole, ma senza contributi pubblici mantenere un teatro è difficile. Noi siamo un’impresa privata e come tale deve far fruttare il cassetto».
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