L’integrazione parte dalla scuola pubblica
Parte in tre scuola della provincia il progetto di mediazione culturale sostenuto dall'Anolf. Quindici gli istituti che hanno aderito
«La scuola pubblica è un punto di integrazione. Favorire l’inserimento e il dialogo all’interno degli istituti è un obiettivo primario» Per Karina Gasco, responsabile di progetti interculturali sostenuti da Anolf, l’incontro tra bambini di diverse etnie è importante per sviluppare una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione.
È il terzo anno che Anolf ottiene sostegno per entrare nei plessi scolastici, finanziamenti decisi per agevolare gli insegnanti che devono entrare in contatto con bambini provenienti da diverse parti del mondo e per aiutare alunni e studenti a capire le differenti tradizioni e culture con cui entrano in contatto.
Tre anni fa il progetto iniziò nel plesso di Gavirate e presto divenne un progetto che coinvolse 17 scuole: «In quell’occasione il problema principale fu il numero di ore a disposizione, troppo limitate per soddisfare la richiesta di tutti. I risultati furono veramente incoraggianti: ancora oggi si organizza a fine anno una festa multietnica che impegna tutti, genitori e bambini, in un clima giocoso ed armonico».
Con quelle finalità, e anche con qualche ambizione in più, parte proprio oggi, lunedì 26 settembre, "La scuola prepara la convivenza multietnica nella nostra società", una sperimentazione simile nelle scuole di Cuveglio, Varese ed Arcisate: «Lavoriamo in stretto contatto con il gruppo PAISS, ufficio dell’ex Provveditorato, e con le Comunità montane. I mediatori culturali del nostro gruppo sono 12 e per tutto l’anno scolastico sono impegnati in incontri settimanali di una o due ore almeno per due mesi consecutivi».
Sono 15 le scuole che hanno aderito al progetto dell’Anolf: 7 in Valceresio ( oltre all’Isis di Bisuschio), un’elementare a Varese, una a Cuveglio, una a Gorla Minore e le cinque scuole di Busto che aderiscono al progetto "Agorà".
«Il nostro lavoro- spiega Karina Gasco – si rivolge anche alle famiglie, spesso poco coinvolte nelle attività scolastiche sia per questioni linguistiche sia culturali. Inoltre siamo a disposizione nell’insegnamento dell’italiano ai ragazzi, per superare il primo ostacolo al loro inserimento».
L’attività di mediazione interculturale nelle scuole sta prendendo piede: «Effettivamente c’è oggi una maggiore sensibilità e attenzione, ma mancano i fondi. Il problema non viene affrontato con la dovuta sistematicità. La scuola italiana ha una lunga e blasonata tradizione. Io tifo per la scuola pubblica, aperta all’integrazione ma le difficoltà sono tante».
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