«Milioni per la piscina, ma l’acqua potabile dov’è?»
La polemica sui muri del paese: l'acqua nelle case non è potabile da oltre cinque anni. Botta e risposta tra maggioranza e opposizione
A Lavena Ponte Tresa di acqua ce n’è, e in abbondanza. Non solo nel Ceresio, ma anche nelle piscine, per fare il bagno. Tuttavia, se si cerca di aprire il rubinetto di casa, ecco incombere l’ordinanza del sindaco che impedisce di bere a causa dell’inquinamento biologico. La questione, che cova sotto la cenere da anni, torna a infiammare la platea cittadina con un vecchio strumento che per fortuna non è caduto in disuso nell’era di Internet: sui muri della città hanno fatto capolino cartelloni di denuncia e manifesti.
Alcuni di questi, infatti, sono stati affissi e firmati dal giornalino dell’opposizione "Eos" nei quali si chiede al sindaco perchè l’acqua della rete idrica cittadina non sia ancora potabile a cinque anni di distanza dall’emissione di un’ordinanza nella quale si chiedeva di bollirla prima dell’utilizzo; e perchè nel frattempo siano stati spesi cinque miliardi (si intende in vecchie lire) per la costruzione della nuova piscina comunale all’aperto. 
A spiegare meglio quale sia il problema secondo la minoranza è l’ex-sindaco Antonio Sanna: «L’acqua che arriva nelle case di Ponte Tresa viene dalle sorgenti – spiega Sanna – le quali sono maggiormente soggette ad inquinamento da colibatteri o micro-organismi simili perchè l’acqua del lago, che basterebbe pompare e filtrare, è stata definita troppo costosa e quindi non si utilizza; ma i soldi per la piscina, quelli sì, sono stati trovati».
Secca la replica del sindaco Donata Mina Stocchi che risponde alle accuse della minoranza rilanciando la palla: «A Lavena Ponte Tresa l’acqua non è potabile dal 1989 quando l’ex-sindaco Sanna ha emesso un’ordinanza di bollitura e non l’ha più revocata – spiega la Stocchi – almeno fino a quando non sono subentrata io e per quanto riguarda i lavori di ammodernamento della rete idrica siamo a buon punto perchè Lavena è stata già completata, mentre a Ponte Tresa siamo già intervenuti in otto punti, per questo sì che abbiamo speso milioni di euro».
Sulla piscina, poi, il sindaco precisa: «Non abbiamo speso un euro di tasca nostra grazie al finanziamento regionale – spiega il primo cittadino – e fino ad ora è costata 516 mila euro e non cinque miliardi di non so quale moneta, euro o lire?». (nella foto, Lavena Ponte Tresa fotografata da marzio)
L’opposizione incalza chiedendo maggiori controlli da parte dell’Asl, il sindaco risponde che il problema è in via di risoluzione. Mentre – è il caso di dirlo – nel calderone della politica cittadina continua a bollire la polemica, a farne le spese sono le migliaia di cittadini della città di confine che per bersi un bicchiere d’acqua devono passare dal bar o dal supermercato.
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