Montalbano e G8: «Ci siamo imposti per tenere quella scena»
Alberto Sironi, il regista bustocco che ha girato "Giro di Boa" racconta i retroscena dell'ultima fiction ispirata al commissario di Vigata
Dopo una lunga attesa torna in televisione Montalbano, il commissario di Vigata che ha stregato il pubblico italiano (nella foto, il commissario interpretato da Luca Zingaretti). Il nuovo episodio, dal titolo Giro di Boa, è come sempre diretto dal regista di origini bustocche Alberto Sironi. «Si tratta del primo di quattro nuovi episodi. Gli ultimi che non erano ancora stati realizzati dalle opere di Camilleri – spiegato Sironi a Varesenews, attualmente impegnato al montaggio sonoro dell’episodio che andrà in onda giovedì 29 settembre -.Siamo un po’ in corsa, stiamo apportando gli ultimi ritocchi».
Giro di Boa, che andrà in onda giovedì 22 settembre, segna l’effettivo inizio della Rai nella nuova stagione televisiva delle fiction. E Montalbano dovrà vedersela, in termini di ascolti, proprio con una delle corazzate di Mediaset, Elisa di Rivombrosa, di cui sarà trasmessa la prima puntata della seconda serie proprio giovedì, cu canale 5. Uno scontro tra titani degli ascolti che non può lasciare indifferenti. Almeno gli spettatori. «Sinceramente non mi interessa nulla di questo scontro – prosegue il regista -. Dobbiamo imparare a guardare la qualità dei nostri prodotti non quello che dicono i giornali. E da questo punto di vista non mi preoccupo affatto».
Intorno a Montalbano si è recentemente sollevata un’accesa
polemica politica sulla quale si sono espressi parlamentari di tutte le forze. Infatti il film, come il libro di Camilleri, inizia con il commissario che vuole dare le dimissioni dopo i fatti del G8 di Genova, fatti che hanno allordato (per dirla alla Camilleri) il nome della polizia. Nella versione televisiva le motivazioni di Montalbano non sono forti come nell’opera letteraria, ma l’autore della sceneggiatura è lo stesso Camilleri (nella foto, il regista Alberto Sironi). Il direttore di Rai-Fiction, Agostino Saccà, ha dichiarato che nessuno ha voluto censurare Camilleri, che l’autore ha scelto liberamente di rivedere quella scena. L’impianto rimane comunque molto critico nei confronti della politica, con riferimenti espliciti sia al centrodestra, sia al centrosinistra.
«La polemica è tutta politica – spiega Sironi -. Nel libro Camilleri se la prendeva con un preciso partito. Nella fiction lo scrittore ha deciso di ampliare il discorso, creando una versione in un certo senso più limitata, ma non meno critica. Qualcuno non era d’accordo su questa scena, l’avrebbe voluta eliminare, ma noi autori ci siamo imposti unitariamente, ci siamo imposti e la scena è rimasta. Sono più che soddisfatto di questa scelta».
Zingaretti ha detto, in una recente intervista, che non interpreterà più Montalbano. «Credo proprio che questa volta Zingaretti sia deciso – prosegue il regista -. In fondo ci sono dei problemi contingenti in Montalbano. Il commissario dei romanzi ormai si avvicina alla sessantina e assomiglia sempre più a Camilleri. Con Zingaretti abbiamo dato vita a un personaggio diverso, comunque molto forte, dal quale andando avanti diventa sempre più difficile allontanarsi, anche a livello qualitativo». (nella foto qui sotto, Andrea Camilleri)
Sono passati nove anni dal primo episodio di Montalbano. Questi saranno gli ultimi episodi, molto probabilmente… «Camilleri ha dato vita uno dei personaggi più riusciti della letteratura non solo italiana, ma anche europea – conclude Sironi -. Con i tv-movie credo non siamo stati da meno, certo ci sono i film più riusciti e quelli meno riusciti, ma abbiamo comunque mantenuto, in tutti questi anni, un alto livello di ispirazione. Non si è mai trattato di prodotti fatti in serie, ma curati nei dettagli, come al cinema. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti».
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