San Siro, dove sono i controlli?
La vittoria del Milan contro il Fenerbahce passa in secondo piano rispetto alle falle nel sistema di sicurezza: i biglietti sono nominali, ma nessuno verifica chi entra allo stadio
Martedì 13 settembre, ore 19.30, stadio San Siro di Milano. La curiosità della prima stagionale al Meazza è tanta. L’occasione è ghiotta, il primo turno di Champions League, di scena il Milan di Ancelotti contro il Fenerbahce di Istanbul. Per tutta l’estate non si è parlato d’altro se non di biglietti nominali, controlli ferrei ai cancelli, posti assegnati, decreto sicurezza negli stadi. Le notizie arrivate dal primo match casalingo del Milan contro il Siena non erano confortanti, ma controllare di persona è sempre meglio. Cancello 23, coda limitata, la sensazione è che il pubblico non sia quello delle grandi occasioni, forse per una sorta di timore nei confronti dei ventilati controlli, forse perché l’appeal di Anelka e compagni non è pari a quello di un Real Madrid o del Barcellona, anche se San Siro ha abituato i tifosi al pienone in qualsiasi occasione.
Le carte d’identità in mano ai tifosi che si apprestano addentrare sono pochissime, soltanto una signora si presenta allo steward con il documento e il biglietto. La risposta dell’addetto alla sicurezza, cioè chi dovrebbe tutelare in prima battuta l’incolumità degli oltre sessantamila tifosi, è incredibile: «Signora, non vede che c’è coda? Non possiamo certo controllare tutti». La domanda che sorge spontanea è: a cosa sono servite le carte d’identità presentate in banca all’acquisto, la lettera compilata “indispensabile” per il riconoscimento, le mille parole sprecate in estate sulla sicurezza? Probabilmente non ci sarà mai una risposta.
Una volta passato il cancello c’è il controllo della polizia: nemmeno una donna, almeno ai cancelli visibili nel raggio di una ventina di metri. Un vecchio politico diceva: a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina. Gli “esagitati” allo stadio ci sono sempre stati e ci sono sicuramente oggi, se qualcuno volesse portare all’interno dello stadio fumogeni, petardi, bottiglie per esercitarsi nell’assurda arte del lancio in campo, deve solo sfruttare la complicità di un’amica consenziente che non può essere perquisita da un poliziotto uomo. Alle rampe d’ingresso per i settori, poi, basta approfittare della ressa per entrare nel secondo anello con un biglietto del terzo, senza grossi problemi. A fine partita, a risultato compromesso, i tifosi turchi si sono cimentati nel lancio e nello scoppio di una serie di petardi e fumogeni: come hanno fatto ad entrare le stesse potenziali armi che solo lo scorso anno colpirono il portiere del Milan Dida nel derby di Champions League contro i cugini interisti?
Per la cronaca il Milan ha battuto il Fenerbahce 3 a 1, doppietta di Kakà e gol di Shevchenko, Alex a segno per i turchi. Sarebbe stato bello commentare le magie del brasiliano, la sua cavalcata verso la rete del due a uno che a molti ha ricordato quelle di Maradona o di Weah. Sarà per la prossima volta, forse.
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