Sul ring per rinascere e sconfiggere la miseria

Recensione in anteprima per il riuscito Cinderella man di Ron Howard con Russell Crowe, nelle sale da venerdì 9 settembre

Lottare per il latte, per il pane, per la carne, per sopravvivere, per togliere moglie e figli dalla miseria. Lottare per credere che non ci si deve arrendere a un destino avverso, per credere che si può cambiare il proprio destino. Lottare per indurre le persone ad avere fiducia in se stesse, a credere che rinascere si può.
È quello che ha fatto negli anni ’30 il pugile James Braddok che, prima della Grande depressione era un pugile che aspirava al titolo mondiale dei pesi massimi. Ma poi la grande crisi del ’29 ha mandato milioni di famiglie in miseria, compresa la sua, con moglie e tre figli. Braddok, facendo tutti i lavori possibili e mantenendo sempre la propria dignità anche di fronte alla miseria, è riuscito a risollevarsi. Ha avuto una seconda occasione e l’ha sfruttata, è tornato a essere un grande pugile, amato dalle folle perché rappresentava quella parte dell’America povera che voleva rinascere e tornare al benessere di un tempo. E nel ’34, con il grande supporto di una moglie sempre al suo fianco, ha conquistato quel titolo mondiale, simbolo di un’America rinata dalle ceneri.

Ron Howard e Russell Crowe, regista e attore di nuovo insieme dopo A beautifull mind. Con Cinderella Man, una ragione per lottare i due artisti realizzano un altro grande film. In un periodo in cui, grazie anche al successo di Million Dollar Baby, il pugilato sembra essere tornato caro al grande pubblico, l’ex ragazzo prodigio di Happy Days dirige una pellicola capace di guardare al presente, alla miseria che incombe anche sulle società più avanzate. Ricorda a tutte le popolazioni che può capitare a tutti di cadere in miseria, ma si può lottare per la vita, per sopravvivere.
La storia di James Braddok non è nota a molti, soprattutto in Europa, ma in America è un culto. Non tanto per l’impresa compiuta in età ormai avanzata per uno sport, quanto perché l’intera America si è identificata in lui. È vero si tratta sempre del cosiddetto “sogno americano” che tutti inseguono e che spesso ha generato più illusioni che soddisfazioni. Ma per quell’America post depressione, Braddock è stato un simbolo e Cinderella man gli rende giustizia.

Non si tratta di un film perfetto come può essere Million Dollar Baby (ovvero capace di creare discussioni, dibattiti, dubbi morali), ma Cinderella Man dà speranza, fiducia. È avvincente nelle sue due ore e mezzo di durata e non annoia, nemmeno nei combattimenti. Ha una storia semplice, lineare, in cui tutti si possono identificare. Se un difetto è da trovare, è nella confezione di un prodotto (il biopic) che sta diventando sempre più televisivo, con dialoghi troppo espliciti con cui si deve spiegare molto, forse troppo. Ma è poca cosa, il difetto persiste solo nella prima parte di un film che comunque regala momenti di trasporto emotivo che sempre più raramente si trovano in opere per il cinema.

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Pubblicato il 07 Settembre 2005
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