Da Al Capone a E.R.
Il primo spostamento interno da Washington a Chicago, terza città degli Usa
Sono a Chicago, che una volta era la città di Al Capone, oggi è quella di "E.R. – medici in prima linea". A me sembra anche la Metropolis di Superman, contrapposta alla fertile e tranquilla pianura circostante, che ricorda molto Smallville.
Comunque Chicago è terza città degli Stati Uniti, con una zona industriale e una zona cargo di dimensioni mai viste prima. Un solo esempio: ho visto un carro-ponte (una struttura tipo quelle dell’Hupac) che a occhio misura duecento metri (!) e credo sia in grado di sollevare una nave. Ma al di là delle dimensioni, Chicago è interessante come centro finanziario e commerciale, e la sua borsa merci è la più importante del mondo.
Qui mi hanno riservato un’accoglienza particolare, ad iniziare dal primo incontro con il "Commercial Club of Chicago" un circolo antico ed esclusivissimo, che raggruppa i 300 personaggi più importanti della città. E non si parla di piccoli calibri, visto che qui hanno sede la Standard Oil, la McDonald, la United Arlines, la Caterpillar… e via con nomi di presidenti e proprietari di multinazionali, banche, giornali, trust. Ai politici sono riservati pochi posti, giusto il governatore dello stato, il sindaco e pochi altri.
Qui si è parlato del piano di sviluppo strategico della città e della provincia: proprio in questi giorni, mi hanno spiegato al "Commercial Club", verrà finalmente nominata una commissione che ha delega da una legge dello stato di preparare il piano urbanistico e delle infrastrutture di trasporto di tutto il distretto, un po’ come il piano d’area Malpensa o il Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) che il mio vicepresidente De Wolf sta elaborando. Sapete qual è la loro difficoltà maggiore ? Il coordinamento dei trecento comuni che compongono il distretto e che devono approvare il piano. Quando gli ho detto che anche io ne ho 141 da gestire, ci siamo guardati con spirito di solidarietà, certamente volonterosi di rispettare le prerogative di tutti, ma consapevoli anche della difficoltà che incontra chi ha responsabilità di coordinare i vari livelli di governo.
Qui per lo meno hanno qualche vantaggio per il fatto che l’Illinois (abitanti come la Lombardia, o forse meno) è uno Stato vero e proprio, con potestà legislativa assoluta su argomenti come i trasporti e le infrastrutture. Non devono insomma guardare a Washington speranzosi, come noi a Roma, tutte le volte che serve un’autostrada o un raccordo ferroviario. Lo decidono, lo coordinano tra loro mettendo insieme i vari comuni e distretti, e se lo pagano. Perché qualcun altro, a centinaia di chilometri di distanza e che non sa nulla delle esigenze del posto, deve metterci il suo zampino? Se lo chiedevano De Toqueville nel 1830 e Carlo Cattaneo nel 1840. Io non ho ancora capito se qualcuno abbia dato una risposta.
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