E poi mi parlano di democrazia…
Meles Zenawi è stato rieletto a capo del governo dell'Etiopia. Il nostro inviato ci spiega il clima e le sensazioni che si respirano ad Addis Abeba
11 ottobre. Oggi ad Addis Abeba si respira un’aria di rassegnazione e delusione. Dopo mesi di incertezza, contestazioni e trattative è stato ufficialmente presentato in Parlamento il terzo governo di Meles Zenawi, leader “incontrastato” della politica etiope dai tempi della caduta del Derg. A lui la comunità internazionale ha sempre riconosciuto il merito di guidare la transizione da un regime comunista e dittatoriale ad un Paese apparentemente democratico. Il problema è che l’alternanza politica sembra essere un sogno da queste parti. Sicuramente per l’incapacità dell’opposizione politica di trovare unità (un problema comune, mi pare…), ma anche e soprattutto per la mancanza di una società civile attiva e determinata.
A maggio il presidente venne chiaramente, palesemente, ma inaspettatamente sconfitto alle elezioni indette per la fine del suo secondo mandato. Lasciare il passo…un’ipotesi neanche presa in considerazione visto l’immediato rifiuto di accettare il risultato elettorale. Dall’alto della sua autorità decise di prendersi un mese di tempo per riconteggiare i voti e valutare la liceità della procedura elettorale. Allo scadere dei trenta giorni un gruppo di giovani studenti provò manifestare per chiedere che cosa ne sarebbe stato del futuro del paese. Al mercato è stata una strage: 40 morti accertati, numerosi dispersi e tante persone incarcerate senza un preciso capo di imputazione.
Risultato: la paura che serpeggia da allora per le strade e tanta gente che prima costituiva un problema tolta di mezzo. Zenawi è riuscito a vincere, ma senza consenso. I risultati delle nuove votazioni misteriosamente attribuiscono la vittoria al Presidente, in un panorama fatto di intimidazioni e condizionamenti imposti ai votanti. E
L’atto finale si è realizzato in questi giorni: la giornata della festa di Meskel è stata teatro di scontri e forti contestazioni delle gente più povera e semplice: i bersagli sono stati il patriarca ortodosso ed il sindaco di Addis, considerati strenui sostenitori del Presidente. Scontri in piazza, fumogeni e dispersione della folla.
E le manifestazioni? Bandite, in maniera più o meno dichiarata. Trattative e lavoro politico, si diceva…
Oggi per l’Etiopia è un giorno triste, ma sono le regole delle democrazia, di questa democrazia: chi ha più voti (o più potere) vince e comanda… non importa come!
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