Ingenuità e colpe vere

Come sempre appena qualcuno cerca di uscire dai soliti schemi a Varese succede il finimondo. Un gruppo di giovani decide di organizzare una grande festa contro il razzismo e lo fa in modo davvero diverso. Niente sigle di partiti, niente padri protettori, ma solo realtà che decidono di dare il proprio sostegno all’iniziativa. Un metodo poco praticato a Varese, come da altre parti. Un gruppo di giovani che mette il proprio tempo, le proprie energie, le proprie passioni per dare una risposta Positi-va alla realtà di tutti i giorni. Un mondo che mai ha avuto tante possibilità, che mai è stato così ricco, ma che al tempo stesso è capace solo di difendersi. E così mentre tutti gli indicatori economici e sociali, in alcuni paesi, tra cui il nostro, mostrano gli enormi passi avanti fatti, siamo capaci solo di preoccuparci di noi. Un egoismo pericoloso oltre che miope. Qui si vive bene perché nessuno, o quasi, viene a mangiare gli scarti del nostro piatto. Perché non muoiono, o quasi, più bambini e così via. Un paese dove le nascite per il 25% sono di genitori cosi detti extracomunitari. Allora cosa si vuol fare? Continuare a far finta di niente o continuare a vivere “contro”? Questo non ha più senso. Dobbiamo provare a saltare gli steccati e ricercare la felicità, quella vera, dove si valorizzano le differenze invece di averne paura.
Invece cosa si fa? Si continua a recriminare sempre. Questa è l’ingenuità dei ragazzi che domenica vogliono una grande festa. Un’ingenuità che ha eccome molte responsabilità nei padri. Questi, insomma gli adulti, si possono tenere fuori formalmente, ma poi riemergono negli slogan, nelle espressioni, negli ideologismi che si vorrebbero superare nei punti che dividono. Un’ingenuità che si avverte anche nella grafica scelta per comunicare l’evento. Un poster e una cartolina che sembrano fatti per una proposta “zapatista” e non per una festa multietnica.
Questo però è anche il bello dell’esser giovani. L’ingenuità è parte del gioco. Lo è meno, invece, soffiare subito sulle cose come a voler accendere dei fuochi di cui nessuno ha bisogno.
Piantiamola di etichettare subito le cose. Piantiamola se lo facciamo per comodità e abitudine. Se invece lo facciamo perché ci si crede, questo è grave, perché non si è capaci di aprire i propri cuori e le proprie menti. E questo, se vogliamo un mondo migliore, diventa una colpa.

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Pubblicato il 20 Ottobre 2005
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