Le dolenti note di Malpensa
Gli americani restano allibiti quando conoscono la situazione dei nostri aeroporti
Oggi sono stato ricevuto davvero in pompa magna dalla dirigenza dell’aeroporto di O’Hare di Chicago (loro lo pronunciano "oear-scicago"), l’aeroporto più grande sia per numero di voli, sia per passeggeri trasportati: oltre 75 milioni all’anno.
Preceduto dal colloquio col Sindaco, sono stato ricevuto da 8 dirigenti comunali (gentilissimi, la metà sono donne), uno per ogni settore in cui è divisa l’amministrazione dell’aeroporto.
Che qui – come in tutti gli Usa – è affidata a direttamente a un ente locale: nel caso di Chicago è il gabinetto del sindaco ad occuparsene, perché l’aeroporto è interamente nel territorio del comune. In altri casi il gestore è la contea o un’insieme di contee e comuni, a seconda di dove si trovano le piste. Impensabile – anche nel paese più liberista del mondo – che un bene strategico come un aeroporto possa essere in mano a privati.
Quando gli spiego la nostra situazione non capiscono. Allora uno dei presenti – che ha origini italiane e ha lavorato anche da noi – mi fa ripetere in italiano e traduce. Non avevano capito male, è proprio così: Malpensa è sul nostro territorio, ma la concessione è data a una società del comune di Milano, il quale ha intenzione di vendere a un privato, che pertanto si troverà padrone di una città nella nostra provincia.
Restano allibiti.
Poi mi chiedono di Alitalia. E quando gli mostro le cifre di traffico di Malpensa e Fiumicino, la perplessità si tramuta in risate sonore. Si proprio così, ci prendono in giro!
E come può essere diversamente quando capiscono che gli equipaggi fanno ancora base a Roma dopo 7 anni che Malpensa ha aperto. Sapete cosa vuol dire "far base a Roma"? Significa che una hostess per il volo Milano – New York sale come passeggero a Fiumicino (occupando un posto), e inizia a essere pagata da lì. Identico per il ritorno.
Risultato: enorme spese per Alitalia, che perde miliardi. Danno per i giovani di Varese che perdono possibilità di occupazione. Disagio per il passeggero che a questo punto – visti i costi di Alitalia – viaggia per Chicago sobbarcandosi lo scalo a Francoforte. Enorme danno per l’industria perché l’agente di commercio di Chicago che non trova voli diretti sceglie di fermarsi a Francoforte, a Londra o a Parigi.
Qui invece è il contrario: ai privati la gestione delle compagnie (che non possono utilizzare logiche clientelari, sennò falliscono) e agli enti pubblici gli aeroporti, che sono monopoli naturali e strategici.
Risultati banali, ma certi per tutti: negli aeroporti USA non esistono più i pullman, meno costosi ma tanto più scomodi per i passeggeri. Le società di gestione (pubbliche) si preoccupano dei servizi ai loro cittadini e li hanno sostituiti tutti, investendo sulla costruzione di "bracci" e "dita" che portano direttamente sugli aerei. Da noi a Malpensa quando piove se va bene ti bagni, se va male scivoli e ti fai male.
E poi le compagnie e le regole liberalizzate hanno portato a costi bassi dei biglietti, con i sedili dei voli di linea che hanno un buon dieci centimetri di spazio in più per le gambe.
Invece a noi di Malpensa tocca viaggiare con le gambe rannicchiate ed essere derisi dai Chicago boys & girls.
…e per fortuna che non sanno che i conti dell’Alitalia li stiamo pagando noi…
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