Che fatica marciare tra i ghiacci!

Il documentario francese con il doppiaggio italiano di Fiorello affascina e coinvolge

Non un documentario, ma un vero e proprio film, un kolossal, quasi. La marcia dei pinguini è la vera sorpresa di questa stagione cinematografica. Già un caso in Francia e negli Stati Uniti, in Italia sta confermando le aspettative con incassi sopra la media e con una storia che mette d’accordo pubblico e critica, grandi e piccini.

La storia di questi pinguini imperatori che ogni quattro anni si riproducono osservando un rituale che può sembrare impossibile, è commovente e coinvolgente. Recitano come attori “umani”, ma sono capaci di generare sentimenti inaspettati per un documentario: amore, paura, commozione, tensione. E molto altro ancora. Il tutto in un’ora e mezzo di racconto tra i ghiacci, il vento, quaranta gradi sotto zero che entrano nelle ossa, anche degli spettatori.

Affidare la voce italiana a Fiorello all’inizio sembrava una buona furbata commerciale e promozionale per il film. Ma una volta vista La marcia dei pinguini non si può pensare che non poteva essere fatta scelta migliore. Fiorello si conferma bravo e intelligente nella scelta delle voci. Lui stesso ha dichiarato di essersi ispirato all’originale francese dove ci sono tre voci: il pinguino maschio, il pinguino femmina e il pinguino piccolo. Nella versione americana invece c’è una voce sola: quella roca e profonda di Morgan Freeman. Fiorello, invece, riesce al meglio, con le sue doti vocali, a coinvolgere lo spettatore calandosi nei vari personaggi e nei vari sentimenti dei pinguini.

Il film acquista ancora più spessore se si pensa a come è stato realizzato: nove mesi al freddo e al gelo in Antartide, 28 persone che hanno girato anche con quaranta gradi sottozero, arrivando a poter effettuare riprese solo per due ore al giorno, ovvero quando c’era la luce. I pinguini ormai li consideravano parte dell’ambiente, non avevano paura e i tecnici non interferivano con la vita degli animali, tanto che, hanno riportato al loro ritorno, è stato anche difficile veder morire i loro piccoli, senza poter far nulla.

Ma la cosa migliore rimangono gli attori principali: i pinguini. La marcia non è un film come gli altri, i protagonisti meriterebbe davvero l’Oscar; non per l’interpretazione, ma per quello che sopportano in nome della vita, per quello che fanno in nome dei loro piccoli pinguini, una naturale protezione dell’innocenza. Senza abusi, senza maltrattamenti. Solo amore.

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Pubblicato il 25 Novembre 2005
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