Dietro le quinte del Fai c’è una bella avventura
Villa Bozzolo, Villa Panza e le altre: la storia delle ville varesine "adottate" dal Fondo per l'Ambiente italiano raccontata dal suo direttore, Marco Magnifico
Innanzitutto, il consiglio per prossima volta che il Fai organizza la giornata "dietro le quinte della tua città", in cui presenta ciò che hanno fatto per Varese è: andateci.
Il direttore del Fai, Marco Magnifico, è infatti uno spassoso e informale istrione, che racconta tutti i "dietro le quinte" più gustosi di come il Fai acquisce, ristruttura e gestisce palazzi storici, conservandone la bellezza e rendendola fruibile nei weekend, nelle gite e in molti degli eventi che il Fai organizza, aiutando anche le famiglie a riabituarsi al bello.
Ma è anche ormai la memoria storica dei più famosi monumenti della provincia: perché la Torre di Velate, il Castello di Torba, villa Bozzolo e Villa Menafoglio Litta Panza (tutti palazzi ora di proprietà del Fai) sono diventati ormai tra i più famosi e nominati monumenti della provincia, se togliamo il Sacro Monte di Varese e poco altro.
«In questi 25 anni di attività il Fai è stato infatti molto presente nella provincia di Varese – ammette innanzitutto Magnifico (nella foto) – Vuoi perchè le consigliere Crespi e Mozzoni hanno casa qui, vuoi perchè io qui ho fatto le scuole, c’è da sempre un legame speciale. Varese però è una città curiosa , non dimostra così tanto il suo rapporto con le sue radici culturali». Radici culturali che il Fai però ha fatto emergere a furia di investimenti, anche ingentissimi.
«Restaurare villa Bozzolo è costato circa 5 milioni e mezzo di euro, coperti dagli sponsor “solo” per due milioni – ha spiegato Magnifico – Ma l’attività messa in campo per “resuscitare” una casa, perché è proprio quello che è successo a Villa Bozzolo, è stata entusiasmante»
La storia di Villa Bozzolo ha, come tutte le storie che racconta Magnifico, dell’avventuroso: voluta dallo stesso direttore del Fai, che ha raccolto con entusiasmo la donazione della famiglia Bozzolo poichè conosceva bene quella casa abbandonata, la villa ha richiesto un opera di restauro davvero monumentale, per lo stato in cui si trovava la casa e per il fatto che era stata totalmente saccheggiata degli interni. «Una vera follìa, per cui tutti scuotevano la testa. Così l’idea che ci è venuta per riallestirla è stata quella di chiedere aiuto a chi aveva qualcosa dell’epoca, chiedendoci di donarlo per quello scopo: e il risultato è stato una casa rinata completamente, con contributi di tutti i generi, dai letti a baldacchino alle pentole di rame, dalle stoffe alle pianole».
Ora, a qualche anno dalla spettacolare ristrutturazione, a villa Bozzolo è prevista anche una novità a breve: «Per gennaio o febbraio apriremo un ristorante incantevole». Che insieme alla più grande aiuola di crochi del mondo e alle mille iniziative promosse, contribuirà a ridare ulteriore vitalità alla villa.
Di Villa Panza, poi, Magnifico ha ancora più notizie: «Il conte Panza è mio zio: sua moglie è la sorella di mio papà – ammette il direttore del Fai – Io venivo qui da bambino a giocare nel giardino con i miei cugini, e l’ala della casa in cui siamo era per me proibita e occasione di gioco: con mio fratello giocavo ad “entrare nell’ala dello zio Sandro”».
La storia dell’acquisizione di Villa Panza da parte del Fai è perciò qualcosa di particolarmente emozionante per il suo direttore, oltre che impegnativa. «E’ come se la vita mi avesse ridato in mano un filo che tenevo da piccolo – spiega Magnifico – Ed è nato dal fatto che il conte Panza era in trattativa con il Guggenheim per la cessione, ma ci teneva a tenere la sua collezione d’arte in casa: perchè, sosteneva giustamente, una casa racconta la storia degli uomini che l’hanno vissuta e non solo quella degli oggetti collezionati, come fa un museo. Il Guggenheim non era in grado di assicurare questo desiderio, così Panza ha deciso di proporla a noi. Per questo motivo ci siamo imbarcati in quest’altra avventura, che ha previsto un ingentissimo investimento: più di sei milioni di euro, 3,5 dei quali recuperati con gli sponsor».
Del resto, per villa Panza si è trattato di ristrutturare oltre 6000 metri quadri coperti, più 500 metri quadri di tetti e 4000 metri quadri di facciate: «Per non contare l’adeguamento delle sale agli standard dei musei moderni, che non è mica roba da niente…» puntualizza Magnifico.
L’allestimento delle sale è seguito dal conte Panza in persona: «Ci preparava degli schemi delle pareti fatti a mano su carta a quadretti» realizzando quello che si sta ammirando all’interno della villa secondo un semplice ma efficace criterio, da lui coniato: «Se un quadro nuovo sta bene in ambiente di un architetto antico vuol dire che sono della stessa qualità».
La storia della ristrutturazione della villa è infarcita, nella conversazione di Magnifico, di ricordi personali da ragazzino in vacanza: come le gare per andare nel “bagno bello” (che a Villa Panza significa quello con gli affreschi …) o gli scappellotti presi perché ciò che loro consideravano – e usavano – come "magnifico scivolo" era in realtà un’opera di Robert Morris, o di quanto i ragazzini fossero “eccitaterrimi” per l’arrivo in elicottero nel giardino della villa di Gianni Agnelli, che voleva portare al castello di Rivoli l’intera collezione del Conte.
«Villa Panza ha una caratteristica molto diversa dalle altre ville del Fai – segnala Magnifico tornando “al punto” – ha infatti tutte le esigenze di un museo internazionale. Basti pensare, per tutti, alla manutenzione della zona di villa Panza che raccoglie le opere di Dan Flavin, che rappresentano la più grande installazione permanente al mondo dell’artista. I tubi al neon con cui Flavin ha realizzato il “percorso spirituale varesino” non sono infatti più in produzione, e ce ne siamo procurati un migliaio da un artigiano del Wisconsin per assicurarci la manutenzione delle opere almeno per qualche anno».
La meritoria opera del Fai, dunque, è una storia leggera di splendide pazzie che hanno l’unico fine di mantenere in vita il bello e che prevedono innanzitutto un incredibile e infinito esborso di soldi, affrontato con uno stupefacente ed efficacissimo “senso della provvidenza”: «l’ansia del soldo che manca non è divertente – commenta Magnifico a conclusione del gustoso “dietro le quinte” domenicale – Ma seguo con attenzione la massima che mi hanno riferito quando ho iniziato a fare il direttore: “il Dio del Fai esiste. Non preoccupatevi"».
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