Riforma della Costituzione, il commento di Univa
Dichiarazioni del presidente, Alberto Ribolla
Uno Stato e una pubblica amministrazione snelli ed efficienti, dove trovi applicazione il principio di sussidiarietà, è senza dubbio un’aspirazione comunemente condivisa. L’auspicio è che, con l’introduzione di sistemi di governo di tipo federalista, del resto ampiamente praticati in molti paesi democratici, si riesca effettivamente a dare attuazione a quel principio.
Ciò che è importante, quando si compiono scelte di questo tipo, è operare con un disegno complessivo. Il precedente governo aveva riformato il Titolo V della Costituzione, quello attuale ha portato nell’alveo delle competenze regionali materie quali l’istruzione, la sanità, la polizia locale. Più ancora che la quantità delle materie oggetto della devoluzione, è la qualità dell’intervento legislativo che conta: occorre, cioè, preoccuparsi che le riforme introdotte dal Parlamento trovino poi concreta attuazione in maniera compiuta e lineare, senza scossoni istituzionali e senza freni di tipo burocratico. Il trasferimento delle funzioni dal centro alla periferia, in altri termini, deve essere accompagnato da un parallelo trasferimento di risorse, umane ed economiche e si deve fare in modo di evitare, oltre che di duplicare dei costi, che sorgano conflitti di attribuzioni tra Stato e regioni, tra regioni e province, il che darebbe luogo alla paralisi decisionale.
Se la riforma introdotta ieri dal Parlamento sarà capace di assicurare tutto ciò, si vedrà nei prossimi anni. Certo è che manca ancora un capitolo essenziale perché il passaggio ad un sistema istituzionale di tipo federale possa dirsi compiuto. Questo passaggio è rappresentato dal federalismo fiscale, senza il quale il federalismo rischia di rimanere sulla carta.
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