Una piccante pappa col pomodoro

Domani 18 novembre al Teatro di Varese Giamburrasca Il Musical, adattamento teatrale del famoso ‘Giornalino di Gian Burrasca’ di Luigi Bertelli

Simpatico, impertinente, burlone: generazioni di ragazzi si sono sentiti un po’ Giamburrasca, il ragazzino terribile nato all’inizio del ‘900 dalla penna di Luigi Bertelli (in arte Vamba) e salito alla ribalta negli anni Sessanta con il fortunato adattamento televisivo di Lina Wertmüller, con Rita Pavone nei panni di Gian.

Un’opera divertente e frizzante, adatta a grandi e piccini, ma anche furba e irriverente, ricca di spunti per una critica sociale: non è un caso che Il Giornalino della domenica, il periodico diretto da Bertelli su cui fu pubblicata a puntate, fosse stato anche strumento di propaganda patriottica. VareseNews ha parlato con Marco Daverio, direttore artistico del musical che domani sera sarà per la prima volta in scena al Teatro di Varese.

 

Quali sono le differenze tra il testo originale e l’adattamento musicale?
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Nei due atti del musical è stata eliminata l’idea del giornalino con i flash-back narrativi, su cui era incentrato il libro ma che non poteva essere rappresentata a teatro. Abbiamo selezionato alcuni momenti significativi della vicenda, accompagnandoli con le musiche originali di Nino Rota scritte per la trasposizione televisiva del 1964».

Come è stato attualizzato il personaggio di Gian Burrasca?
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Il personaggio non aveva bisogno di essere ‘modernizzato’: l’opera è così intelligente da essere perfettamente attuale. Parla dell’eterno conflitto tra i bambini e il mondo dei grandi, che non li capisce e tende a lasciarli da parte: Gian Burrasca scopre le bugie del mondo degli adulti e si ribella, dice la verità con candore e impertinenza, con un coraggio che i grandi, nascosti dietro le loro ipocrisie, non possono accettare. Viva la pappa col pomodoro è la canzone con cui Giannino si ribella al vitto del collegio che doveva ‘rieducarlo’ e in cui gli viene propinato riso scaduto, ma è anche l’inno dell’innocenza dei piccoli che rifiuta le ipocrisie dei grandi. Ieri Giannino smascherava le doppiezze dell’avvocato Maralli, che si sposava di nascosto in Chiesa e pubblicamente solo in Comune, per farsi vedere dai suoi elettori; oggi troverebbe altri esempi di ipocrisia nella classe politica italiana, da bravo ‘rivoluzionario’.

Giannino può dire di essere l’anti-Pinocchio per eccellenza: se il protagonista del romanzo di Collodi (che tra l’altro fu contemporaneo di Bertelli) doveva conformarsi al modello degli adulti, pena le continue punizioni e il senso di colpa, in Gian Burrasca è la schiettezza dei piccoli il valore».

Oltre al musical  Gian burrasca, lei è direttore artistico anche del musical Fame; come si inserisce il musical all’interno della tradizione teatrale italiana?
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Il pubblico italiano è amante del musical: dai tempi in cui fu scoperta l’opera lirica fino ad oggi, passando per il varietà degli anni ’30 e il teatro musicale degli anni ’50. Oggi la cultura può dire di essersi dimenticata del musical, che continua a riscuotere successi di pubblico: le sale di Gianburrasca finora sono state piene. Scegliendo la strada del musical non mi sento innovativo, ma in un certo senso ‘reazionario’: non sento miei i ‘drammoni’ cervellotici così lontani dal pubblico».

 

Visita il sito del teatro di Varese. 

18 e 19 novembre ore 21.00, 20 novembre ore 16, Teatro di Varese

“Gian Burrasca! Il musical”

di Luigi Bertelli – Regia Bruno Fornasari – testi L. Wertmuller

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Pubblicato il 17 Novembre 2005
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