L’ultima sera del 2005: a Varese sarà “politicamente scorretta”
Intervista a Gennaro Cosmo Parlato, protagonista del Capodanno all'Apollonio
Gennaro Cosmo Parlato promette fin da subito un Capodanno diverso dal solito: “Cosa c’è di strano”, lo spettacolo che andrà in scena la sera di San Silvestro al teatro Apollonio di Varese ed è stato presentato il 6 dicembre con una performance live alla Libreria Mondadori di Varese (nella foto, durante la performance), è anche il primo cd del geniale autore e performer, nato a Napoli ma ormai toscano d’adozione. E, assicurano, sarà un’ora e mezzo di puro divertimento.
L’hanno definito "un turbinìo" e viene da sospettare che sia così, considerato che avrà dietro di lui due cori di tre elementi ciascuno: uno formato da cantanti lirici serissimi e uno dalle cosiddette “bambole”, tre cantanti “en travesti” che di quella serietà, sia vocalmente che visivamente, si prendono gioco.
E che consentono un arrangiamento assolutamente sorprendente a brani come “Cicale” o “Maledetta primavera”, ma anche a "Sarà
perchè ti amo" o "Billie Jean".
Sarà davvero questo lo spettacolo che dobbiamo aspettarci per il Capodanno varesino, o ci saranno delle novità?
«In una platea come quella di Varese, che non l’ha ancora visto, già il mio spettacolo è di per sé una novità – Spiega Parlato – Qualche sorpresa in più ci sarà ma ancora non la posso rivelare, anche se qualcosina l’ho già presentata a Markette, come You Spin me Round dei Dead or Alive (copertina a destra), Billie Jean di Michael Jackson, o C’est la Ouate di Caroline Loeb (copertina a sinistra) brano che abbiamo già presentato all’anteprima in Mondadori. E forse chiuderemo anche con una Material Girl di Madonna…». 
Ma si può stare in piedi a uno spettacolo così, o bisogna stare "composti"?
«Io ho scoperto che, soprattutto d’estate, la gente non resiste e comincia a ballare: uno dei brani più gettonati è Donatella»
La scelta del repertorio sembra strategica: questo è un momento in cui gli anni ottanta spopolano.
«Gli anni 80 spopolano già da un po’. Forse per questo ho voluto stravolgerli: a fare una compilation con le cover dei brani originali sono bravi tutti. Io ho preferito riprendere soprattutto le canzoni di alcune artiste che non vengono considerate: gente come Fiordaliso e Rettore, che in realtà hanno venduto milioni di dischi. Ho voluto dare un segno, un minimo di visibilità in più a queste artiste – che hanno segnato la mia vita innanzitutto come fan ma poi anche come autore – ridandogli una nuova veste. Quella della bizzarria, del divertimento e dell’anormalità»
Molte di queste canzoni sono universalmente considerate brutte o trash. In realtà la tua operazione ha fatto scoprire delle bellezze: chiavi di lettura musicale che fanno dire che forse non è mica vero che ciò che è popolare è per forza brutto…
«Guarda, l’inghippo sta nel non pensare che i periodi storici siano a sè stanti. Gli arrangiamenti negli anni ’80 erano fatti con le peggio cose: tastierone pacchiane, batterie stranissime eccetera. In questo modo tutti i testi sembravano trash da morire. Ma le melodie, invece, quando sono belle sono belle. Non c’è niente da fare. Un pezzo come "L’estate sta finendo" dei Righeira, che è uno dei più trash, se lo ascolti nella versione 1985 dici: "cos’è sta roba?" mentre invece ha una melodia e un testo molto belli. Magari posso avere avuto il piccolo merito, insieme ai collaboratori, di aver trovato arrangiamenti che nobilitano le basi di partenza. Però il grosso del lavoro è già tutto lì, nelle canzoni».
Si può dire che – metaforicamente – a qualche "capo" avete tolto quelle assurde spalline che andavano di moda allora, su quei peraltro splendidi vestiti prèt à porter degli anni ottanta…
«Già, e poi gli abbiamo messo i gemelli e il papillon…»
Qual è il tipo di collaborazione che hai avuto, con le artiste coinvolte?
«Ho scritto canzoni per Fiordaliso, Viola Valentino, Donatella Rettore, Aida Cooper – che è stata una grande corista degli anni 80 – Fino alla recente collaborazione con Mina, che non era però da includere in un disco degli anni ’80 visto che Mina è sempre…».
Hai poi parlato con le artiste che cantavano ciò che hai stravolto? Com’è andata? Chi si è arrabbiata di più e chi ti ha maggiormente ringraziato?
«Quella più entusiasta è stata Rettore, ma anche Viola Valentino e Fiordaliso sono state molto carine. E anche i Righeira. Certo, non avevo la pretesa di piacere a Loredana… Però mi ha detto che metà della canzone ("Ninna Nanna", ndr) la faceva impazzire, mentre l’altra metà invece, diciamo così, un po’ meno… E a me basta la prima metà, mi accontento».
“En travesti” “trasformista” “bizzarro”, qual è la definizione giusta per il tuo spettacolo, la più “politically correct”?
«Ah, no, questo non è proprio uno spettacolo “politically correct”! E’ uno spettacolo scorrettissimo…credo che in questo momento sia lo spettacolo più politicamente scorretto che c’è, perché non ha definizioni. Questo spettacolo è come me: io non sono un cantante pop che ha un hit in classifica. Io ho un disco con sedici hit, ma non di quest’anno: di 20 anni fa. Il mio obiettivo è sì di dare un immagine bizzarra, folle, fantasiosa sul palcoscenico, ma allo stesso tempo è quello di ricreare un collegamento con le persone, nel modo più semplice e popolare possibile. Perchè il mio anche se può sembrare all’inizio uno spettacolo "cult" o raffinato, alla fine ha come risultato il coinvolgimento popolare della gente. Del resto il vero pregio, la cosa migliore della musica italiana è la musica popolare».
Tocchi un punto dolente: nella maggior parte dei casi la musica popolare italiana non è apprezzata dai critici…
«Se devo dire il vero, quando dico queste cose mi riferisco ad artisti ben precisi: per intenderci, se Vasco Rossi o Renato Zero non sono considerati più di tanto dalla critica non importa, meglio piangere sui diamanti che sul niente… Io invece penso a Maria Carta, Gabriella Ferri, Paolo Poli… artisti che hanno tirato fuori il meglio del peggio della musica italiana popolare, cioè le vere nostre radici, in modo che venisse portata avanti la memoria popolare. Io spero di rendere merito a queste persone, che sono la vera voce del popolo»
Nelle tue tappe dal vivo com’è andata, finora?
«Innanzitutto, ho trovato di tutto. Ci sono stati casi in cui il pubblico non sapeva all’inizio nemmeno cosa era venuto a vedere. Dopodichè trovavano me in frac, un’incombenza di lirici potenti e tre bambole: la prima reazione non poteva che essere di sconcerto… ma poi, entro la terza canzone erano già conquistati».
Dov’è stata la svolta, nella tua carriera?
«Ah, io la sto ancora aspettando! però, la cosa che mi ha fatto capire che il progetto stava cominciando a funzionare è stato il contatto con il pubblico: accorgermi del fatto che andavano via divertiti da ogni mio concerto».
Racconta come sei arrivato fino a qui….
«C’è stata una battuta bellissima di Marinella Venegoni (Critica Musicale della “Stampa” ndr) che nel corso di un’intervista mi chiese "come è cambiata la tua vita?" Le ho risposto: “Faccio Markette a tarda sera, la mattina vado da Costanzo, cioè vado a letto tardissimo e mi alzo prestissimo. E lei mi fa: “quindi, non è cambiato niente nella tua vita…”. Beh, un po’ è cosi. Fuori dallo scherzo, il primo imprinting mi è stato dato dai parenti: in particolare da mio zio che era cantante professionista e lavorava nella discografia napoletana, che – come sai – è un mondo a parte. Lui aveva uno studio di registrazione a Napoli, e lì io ho conosciuto veramente il meglio di tutti gli artisti napoletani di un tempo: Angela Luce, Mario Merola…quella è stata la prima cosa che mi ha colpito a livello artistico. Poi, ho studiato per tanti anni canto e solfeggio e ho imparato sul campo: perché sapevo che c’era qualcosa di particolare nelle corde vocali ma avevo bisogno di uno stimolo per capirlo e svilupparlo. Ho cominciato da contralto, poi negli anni pian piano ho cercato di perfezionare una tecnica perosnale, che mi aiutasse a sviluppare un tipo di canto diverso».
Come ti vedi nel futuro: ti immagini autore o performer?
«E chi lo sa… io faccio il cantautore, l’artistoide che va in giro a riproporre gli anni 80 in modo bizzarro, e magari sto facendo un pensierino alla musica da film… non si può mai sapere. Di certo, cercherò sempre di far cose che in qualche maniera siano diverse da ciò che c’è in giro».
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